[Recensione] Arhos. L’acqua e l’ombra

by R.
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Copertina epica del romanzo fantasy “Arhos. L’acqua e l’ombra” di Cecilia Randall, raffigurante una battaglia navale tra velieri in un mare in tempesta, con draghi e vessilli, evocando avventura e magia marina.

Arhos. L’acqua e l’ombra

L’impero di Aymnor vuole il dominio sul continente di Arhos, e Hiero Salehe lo sa bene perché anche le terre dei suoi avi sono state conquistate nel sangue.

Rimasto l’ultimo della sua famiglia, ha un solo modo per assicurarsi un futuro tra le insidie della corte imperiale: brillare sul campo di battaglia come indiscusso campione dell’imperatore.

Ma la marcia di conquista dell’impero è osteggiata dalla potente oligarchia di Midra, dove vive Aleonora Regi, spirito troppo libero per sopportare le costrizioni della società aristocratica in cui è cresciuta.

Quando la guerra travolge i suoi affetti più cari, Aleonora metterà tutto in discussione pur di ritrovare chi ha perduto. E sulla sua strada troverà il campione di Aymnor.

Uno scontro epico che cambierà il destino di un continente. Al centro, una storia d’amore e d’avventura alla scoperta di un potere antico.

Dalla stessa autrice della saga di Hyperversum, il primo volume della nuova dilogia fantasy!

Recensione

Se pensavate che Cecilia Randall avesse già sparato tutte le sue cartucce tra Hyperversum e le (troppe) notti insonni che ci ha regalato con i suoi cavalieri, preparate lo zaino: si riparte. Arhos. L’acqua e l’ombra è il primo volume di una dilogia che ti scaraventa in un continente nuovo di zecca e ti fa gridare “di‑lo‑gì‑a”, sì, due libri, non quindici—grazie Cecilia. Già solo per questo merita un applauso.

Siamo in piena espansione dell’Impero di Aymnor, un’entità politica con più ambizione che cuore. In prima linea c’è Hiero Salehe, ultimo rampollo di una casata sterminata a colpi di conquista: fa il campione dell’imperatore, menando fendenti come se domani non esistesse e collezionando cicatrici utili. Ad opporsi alla marcia imperiale troviamo Midra, oligarchia da manuale e soprattutto Aleonora Regi: nobildonna insofferente alle gabbie di corte, battuta pronta, zero pazienza. Quando le cannonate dell’Impero le distruggono casa (e un affetto troppo grande per essere spoilerato), lei smette gli abiti da salotto, infila gli scarponi e parte in missione di recupero.

Risultato? Scontro frontale con il campione dell’imperatore e scintille abbastanza incandescenti da sciogliere mezzo continente.

Ad Arhos l’elemento liquido è memoria viva. Immergersi significa attingere a correnti antiche, risvegliando poteri che sanno di sale e segreti. L’Impero punta sul sole – aggressività e carisma magnetico – mentre alcune nazioni liminali sfruttano la zona di penombra, quella striscia di terra/darsena dove luce e buio si sposano e tutto diventa possibile.

Non è romantasy, o meglio: c’è il battito di cuore ma non fagocita il resto. Della serie: “se controlli gli elementi, controlli le persone.” Chiedi ad Aleonora quanto è facile farsi sedurre dal potere quando senti la lama sul collo.

Conclusione

Arhos. L’acqua e l’ombra è la prova che il fantasy italiano può stare a fianco dei colossi anglofoni senza tremare. La Randall alza l’asticella in termini di world‑building, profondità emotiva e consapevolezza tematica. È un romanzo che non ti accarezza: ti afferra per il collo, ti trascina in mezzo a un mare di ricordi e ti lascia lì, gocciolante, a domandarti chi sei quando l’acqua smette di proteggerti. Se l’ombra è ciò che resta quando la luce si spegne, questo libro è la torcia che ti costringe a guardarla in faccia. E, fidatevi, vale ogni singola ora di sonno persa.

⭐⭐⭐⭐⭐

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