[Recensione] I Grifoni della Maremma

by R.
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Copertina del libro I grifoni della Maremma di Francesco Falconi, mostrata in prospettiva su sfondo nero, con un’illustrazione dai toni morbidi e malinconici di una coppia vista di spalle che cammina mano nella mano in un campo fiorito sotto un cielo grigio, evocando un romanzo storico ambientato nella campagna maremmana tra sentimento, memoria e atmosfera d’epoca.

I Grifoni della Maremma

1944, ultimi mesi prima della liberazione da parte degli Alleati.

Mario Innocenti ha undici anni e vive con la madre Italia, il padre Beppe e il fratello maggiore Emireno nel cuore della Ma- remma. Conducono la vita semplice della gente povera durante il periodo di guerra.

La situazione, però, non è destinata a rimanere tranquilla, dato il passaggio delle truppe tedesche e i numerosi rastrellamenti a cui è sottoposta la macchia. Anche la famiglia di Mario ne è vittima e Santa, sorella di Italia, improvvisamente scompare.

Quando la guerra finisce, Beppe convince la famiglia a trasferirsi a Grosseto per aprire un bar in società con Roberto, detto il Tartaglione, l’amico partigiano con cui ha condiviso l’infanzia.
Il desiderio di cambiamento è tanto, così come quello di ritornare a una vita piena che non sia solo sofferenza e sacrificio.
Gli anni passano e un’estate gli Innocenti conoscono i Coppola, una famiglia di Napoli in vacanza nella riviera maremmana con la figlia Rosa. Sono molto distanti a livello sociale, culturale e ideologico, ma questo non impedisce a Rosa e Mario di instaurare quella che da subito sembra ben più di una semplice amicizia.

Un romanzo vivido e profondo tratto da una storia vera. Le vicissitudini di due famiglie agli antipodi che hanno lo stesso desiderio di rivalsa di un’Italia in pieno fermento politico e sociale.

Recensione

Parto da una cosa che mi sento di dire senza girarci troppo intorno: Francesco Falconi qui mette sul tavolo un progetto narrativo ambizioso. Si vede nell’ampiezza del respiro, nella volontà di raccontare non soltanto dei personaggi, ma un’intera terra, un certo modo di stare al mondo, il peso delle radici, della povertà, della guerra, dei silenzi, del riscatto sociale. Non è un romanzo piccolo, e non ha nessuna intenzione di esserlo. Vuole essere un affresco, una saga, una storia che attraversa il tempo e si prende sulle spalle parecchio. Da questo punto di vista, il libro ha sicuramente una sua forza.

La Maremma c’è, eccome se c’è. La senti addosso. Non come semplice sfondo messo lì tanto per abbellire la scena, ma come presenza vera, ruvida, concreta. È una terra che pesa, che plasma, che decide quasi il carattere di chi la abita. E questa è probabilmente una delle cose che ho apprezzato di più del romanzo: il legame con il territorio non è decorativo, è sostanziale. Falconi riesce a restituire bene un mondo duro, spesso spigoloso, dove i sentimenti non passano per grandi dichiarazioni ma per gesti, rinunce, ostinazioni.

Funziona anche la sensazione di trovarsi davanti a una storia “piena”, densa, con tante vite che si sfiorano, si urtano, si trascinano dietro conseguenze che non restano chiuse in una singola scena. C’è il tentativo evidente di raccontare il peso dell’eredità familiare, delle scelte che ricadono sui figli, dei rancori che fermentano piano e poi ti esplodono in casa quando meno te lo aspetti.

Però.

Però a un certo punto ho iniziato a sentire anche il rovescio della medaglia. Perché quando si vuole raccontare molto si rischia di disperdere qualcosa. Non tanto nella struttura in sé, quanto nel modo in cui alcuni personaggi e alcuni passaggi mi sono arrivati. Più che viverli davvero, in certi momenti ho avuto l’impressione di osservarli. Come se il romanzo mi dicesse con chiarezza cosa stava accadendo, perché fosse importante, quale fosse il suo peso nella parabola complessiva… ma senza riuscire sempre a farmelo sentire fino in fondo.

Perché in una storia di questo tipo io voglio entrare nelle crepe dei personaggi, voglio sentire la polvere nelle stanze, il rancore sotto pelle, le ingiustizie che ti si incastrano addosso per anni. Voglio arrivare a fine capitolo con quella sensazione di urgenza per cui non stai solo seguendo una storia, ma stai vivendo dentro una famiglia complicata, con tutto il suo carico di amore storto, rivalità, sacrifici e macerie. Qui questo mi è successo solo a tratti. E quando accadeva, il libro si accendeva davvero. In altri momenti, invece, restava un po’ più trattenuto di quanto avrei voluto.

Anche il ritmo, almeno per come l’ho percepito io, ha avuto un andamento un po’ altalenante. Ci sono passaggi che scorrono bene, che hanno la forza del racconto corale e ti trascinano avanti con naturalezza, e altri in cui ho avvertito una certa pesantezza. Non nel senso che siano scritti male, assolutamente, ma nel senso che la narrazione a volte sembra indulgere un po’ troppo su se stessa, come se fosse più concentrata a costruire l’importanza del quadro generale che a tenere viva la tensione della singola scena. E allora succede quella cosa fastidiosa per cui tu continui a leggere con rispetto, con interesse anche, ma non con quel trasporto pieno.

Un altro aspetto che mi ha lasciata un po’ in bilico riguarda proprio i personaggi. Non perché manchino o siano inconsistenti, anzi: si capisce che c’è dietro un lavoro importante di costruzione, soprattutto nell’intreccio tra dimensione privata e contesto storico-sociale. Però non tutti mi hanno lasciato addosso la stessa impronta. Alcuni li ho percepiti con chiarezza, altri meno. Alcuni hanno avuto una presenza viva, altri mi sono sembrati più funzionali all’architettura complessiva che davvero indimenticabili come individui. E quando in una saga iniziano a mancarti i personaggi che ti restano attaccati addosso, inevitabilmente il coinvolgimento si abbassa.

Io da una storia del genere mi aspetto almeno uno o due personaggi capaci di abitarmi la testa anche a libro chiuso. Quelli che ti fanno ripensare a una battuta, a una scelta crudele, a un gesto minuscolo ma devastante. Qui, invece, mi è rimasta più la percezione dell’insieme che il colpo netto del singolo. E non è per forza un difetto enorme, però spiega bene perché la mia lettura si sia fermata a metà strada tra l’apprezzamento e l’entusiasmo.

Conclusione

Va detto comunque che Falconi scrive con mestiere. Si sente che sa governare una materia ampia e complessa, e soprattutto si sente che ha un rapporto forte con ciò che racconta. Questo romanzo non dà mai l’idea di essere nato a freddo o per calcolo. C’è partecipazione, c’è un legame autentico con il mondo narrato, e questa cosa secondo me ha un valore enorme. Anche quando il libro non mi ha convinta fino in fondo, non mi è mai sembrato vuoto. E oggi non è poco, anzi. Molto meglio un romanzo imperfetto ma vivo, di uno pulitino e senz’anima che si dimentica dopo mezza giornata.

Quello che forse mi è mancato davvero è stato il guizzo. Quel qualcosa in più che trasforma una lettura buona in una lettura memorabile. Nel mio caso, I grifoni della Maremma è rimasto un libro che riconosco come serio, costruito, ricco di intenzione e di materia, ma che non è riuscito a travolgermi come speravo.

E infatti il mio giudizio finale sta tutto lì: non è una bocciatura, neanche lontanamente. Sarebbe ingeneroso e anche sbagliato. Però non è neppure quel tipo di libro che mi viene da consigliare con gli occhi che brillano e la vocina da invasata letteraria. È una lettura che ha qualità evidenti, una sua compattezza, un’ambientazione fortissima e un progetto narrativo rispettabile, ma che per me resta un po’ frenata sul piano emotivo e della piena adesione ai personaggi.

I grifoni della Maremma è un romanzo che punta in alto e in parte ci riesce: nell’atmosfera, nel legame con il territorio, nel tentativo di raccontare una saga familiare intrecciata alla storia di un’Italia ferita ma in trasformazione. Dove mi ha convinta meno è nella capacità di trascinarmi davvero dentro la vicenda, di farmi sentire ogni passaggio come necessario, ogni personaggio come indimenticabile. L’ho trovato interessante, a tratti anche molto bello, ma non abbastanza da farmelo amare senza riserve.

⭐⭐⭐

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