Dieci anni di Niente di Personale: 959 libri, un blog e un porto sicuro

by R.
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A mio nonno,
che manca da dieci anni eppure, in qualche modo, resta.
Questo traguardo piccolo, testardo e pieno di pagine è anche per te.

Dieci anni di Niente di Personale: 959 libri, un blog e un porto sicuro

Ciao a tutti! Bentornati nel mio angolino speciale.

Questa volta, però, più che un bentornati è un “fermi tutti un attimo, qui bisogna rendersi conto di una cosa abbastanza assurda”: Niente di Personale compie dieci anni.

Dieci.

Anni.

E quest’anno sono dieci anni anche da quando mio nonno non c’è più.

Non voglio trasformare questo post in qualcosa di triste, perché non sarebbe giusto nei confronti del blog, dei libri, né forse nemmeno nei suoi. Però mi sembrava impossibile celebrare questi dieci anni senza pensare anche a lui. Ci sono assenze che non fanno rumore ogni giorno, ma restano lì, dentro le cose importanti. Tornano nei momenti in cui ti fermi, guardi indietro e ti accorgi che il tempo ha fatto il suo lavoro: ha cambiato tutto, ha portato via molto, ma ha lasciato anche radici.

E allora questo post è anche per lui.

Perché dieci anni sono tanti. Sono abbastanza per cambiare pelle, casa, lavoro, desideri, gusti, ferite, prospettive. Sono abbastanza per diventare persone diverse e, allo stesso tempo, restare fedeli a qualcosa che ci appartiene davvero.

Ora, non so voi, ma io ho bisogno di sedermi un secondo. Possibilmente con un tè, una pila di libri accanto e quella vaga espressione di chi sta cercando di capire come sia possibile che il tempo sia passato così in fretta senza chiedere il permesso. Perché nella mia testa questo blog è ancora “quella cosa nuova” aperta per parlare di libri, leggere insieme ad altre persone, scrivere recensioni, partecipare a rubriche, organizzare pensieri sparsi e fingere di avere un minimo di controllo sulla mia vita letteraria.

Spoiler: il controllo non c’è mai stato.

E forse va bene così.

Quando ho aperto Niente di Personale non credo avessi davvero idea di cosa sarebbe diventato. Sapevo solo che avevo bisogno di un posto mio. Un luogo in cui parlare di libri senza dovermi giustificare, senza dover chiedere spazio, senza dover per forza essere “utile”, “produttiva”, “strategica”, “performante” o una qualsiasi di quelle parole che oggi vanno tanto di moda e che, diciamocelo, ogni tanto fanno venire voglia di lanciare il computer dalla finestra.

Volevo scrivere.

Volevo leggere.

Volevo dire la mia.

Volevo poter amare un libro in modo imbarazzante, detestarne un altro senza sentirmi in colpa, iniziare serie infinite e poi chiedermi perché mi volessi così male. Volevo poter dire che un personaggio mi aveva spezzato il cuore, che un finale mi aveva fatto arrabbiare, che un autore mi aveva fregata con una frase piazzata nel punto giusto. Volevo uno spazio in cui essere lettrice prima di tutto. Non blogger, non recensora (si dice recensora?), non persona seria con un piano editoriale impeccabile. Lettrice.

E dieci anni dopo sono ancora qui.

Con meno certezze, forse. Con più consapevolezza, sicuramente. Con qualche ruga in più, molte più letture alle spalle e una lista infinita di libri che continuo ostinatamente a voler leggere nonostante la matematica mi dica, con una certa cattiveria, che non vivrò abbastanza a lungo per leggerli tutti.

La matematica, del resto, è sempre stata sopravvalutata.

Dieci anni non sono pochi

Dieci anni per un blog sono tanti.

Soprattutto oggi, in un mondo in cui tutto nasce, esplode, diventa virale, viene dimenticato e sostituito da qualcos’altro nel giro di quindici minuti. Tenere vivo un blog per dieci anni è un piccolo atto di resistenza. Una di quelle cose che forse viste da fuori sembrano minuscole, ma che da dentro hanno il peso di una casa costruita mattone dopo mattone.

E Niente di Personale, per me, è stato davvero casa.

Non sempre una casa ordinata, eh. Non immaginiamoci la villetta perfetta con le tende abbinate ai cuscini e la libreria divisa per colore, perché non siamo in un catalogo e io non ho quel livello di controllo sulla realtà. Più che altro una casa con libri ovunque, bozze iniziate e mai finite, recensioni scritte di getto, recensioni rimandate per mesi, rubriche amate, rubriche abbandonate, entusiasmi improvvisi, crisi esistenziali, ripartenze, silenzi, ritorni.

Una casa viva, insomma.

Ci sono stati momenti in cui ho scritto tantissimo e altri in cui non riuscivo nemmeno ad aprire la pagina bianca. Ci sono stati periodi in cui leggere era naturale come respirare e altri in cui anche prendere in mano un libro sembrava uno sforzo enorme. Ci sono state letture bellissime, letture dimenticabili, letture che avrei voluto dimenticare ma che purtroppo il mio cervello ha deciso di archiviare per puro sadismo.

Ci sono stati anni pieni, anni strani, anni difficili.

Eppure, anche quando mi sono allontanata, sono sempre tornata qui.

Perché ci sono luoghi che non smettono di appartenerci solo perché per un po’ restano in silenzio.

1000 libri in dieci anni. O quasi.

E poi c’è questa cosa dei libri.

Perché mentre Niente di Personale arriva ai suoi dieci anni, io sono a -41 libri da un traguardo che, messo così nero su bianco, fa un certo effetto: 1000 libri letti in dieci anni.

Mille.

No, non è un errore di battitura.

Al momento sono 959, che già di per sé è un numero abbastanza folle. Novecentocinquantanove storie, vite, mondi, personaggi, finali, copertine, delusioni, colpi di fulmine, “ma perché non l’ho letto prima?”, “ma perché l’ho letto proprio adesso?”, “ma questo libro chi l’ha approvato?”, “datemi subito il seguito o compio gesti inconsulti”.

Novecentocinquantanove libri sono una montagna.

E io lo so che la tentazione è guardare quei 41 libri mancanti e pensare: “Eh, però non sei ancora arrivata a 1000.”

Lo so perché il cervello umano è una bestia infame e ama moltissimo sminuire i risultati. Gli dai 959 libri e lui ti indica i 41 mancanti con l’aria da commercialista del giudizio universale.

Ma questa volta no.

Questa volta voglio fermarmi un attimo e guardare quello che c’è, non quello che manca.

Perché 959 libri in dieci anni sono tantissimi. Sono sere passate a leggere invece di dormire. Sono pause pranzo con il Kindle. Sono capitoli finiti in macchina, sul divano, a letto, in sala d’attesa. Sono pagine lette quando ero felice, quando ero stanca, quando ero arrabbiata, quando avevo bisogno di scappare da tutto e quando invece volevo solo restare dentro una storia ancora un po’.

Sono libri letti per curiosità, per sfida, per amore, per testardaggine. Libri iniziati con aspettative altissime e chiusi con un sopracciglio alzato. Libri presi quasi per caso e diventati indimenticabili. Libri che ho consigliato, libri che ho difeso, libri che ho massacrato con garbo. Più o meno.

Sono dieci anni di me.

E questa, forse, è la cosa che mi colpisce di più.

Perché leggere così tanto non significa solo accumulare titoli. Non è una gara, non è un curriculum, non è una medaglietta da appendere alla giacca per dire “guardatemi, sono una lettrice forte”. Anche perché, diciamocelo, se dovessi appendere una medaglietta per ogni libro letto probabilmente finirei inclinata da un lato come una libreria Billy montata male.

Leggere così tanto significa aver attraversato dieci anni accompagnata dalle storie.

E le storie, nel bene e nel male, ti cambiano.

Grafica orizzontale minimalista in bianco e nero per anniversario dei 10 anni, con grande numero 10 stilizzato, scritta corsiva years, parola anniversary in stampatello e linee decorative fluide, ideale per celebrare un traguardo importante, una ricorrenza aziendale o un anniversario personale.

Non è sempre stato facile

Sarebbe bello dire che questi dieci anni sono stati tutti entusiasmo, pagine sfogliate con gioia e recensioni scritte con la grazia di una persona organizzata.

Sarebbe anche falso.

Ci sono stati momenti in cui il blog mi è sembrato un peso. Momenti in cui leggere non era più piacere ma dovere. Momenti in cui mi sentivo in ritardo su tutto: recensioni da scrivere, libri da finire, rubriche da aggiornare, commenti a cui rispondere, post da programmare. Come se anche la lettura, che per me è sempre stata rifugio, avesse iniziato a chiedere il badge d’ingresso e il timesheet.

E lì ho dovuto fermarmi.

Ho dovuto ricordarmi che questo posto è nato per me. Non contro qualcuno, non per dimostrare qualcosa, non per stare dietro agli altri, non per riempire caselle in un calendario editoriale scritto da una versione di me evidentemente troppo ottimista.

Questo blog è nato perché amo leggere.

Punto.

E amare leggere non significa leggere sempre. Non significa leggere tanto ogni anno. Non significa recensire tutto. Non significa essere sempre sul pezzo, sempre aggiornata, sempre presente, sempre pronta a dire la mia sull’uscita del momento.

Amare leggere significa anche lasciare un libro a metà quando non è il momento giusto. Significa rileggere qualcosa che ci ha fatto bene. Significa passare settimane senza voglia di aprire nulla e poi, improvvisamente, ritrovarsi alle due di notte a dire “ancora un capitolo” come se il mattino dopo la sveglia non avesse intenzioni criminali.

Significa concedersi libertà.

E forse una delle cose più importanti che ho imparato in questi dieci anni è proprio questa: il blog deve seguire la mia vita, non divorarla.

Niente di Personale è cresciuto con me

Quando penso a Niente di Personale, non penso solo ai libri.

Penso alle persone.

Alle amicizie nate intorno alle letture, alle conversazioni infinite, ai consigli ricevuti e dati, ai gruppi, alle rubriche condivise, ai messaggi privati, a chi è passato di qui anche solo una volta e a chi invece è rimasto. Penso a chi ha letto un libro perché ne avevo parlato io. Penso a chi mi ha scritto per chiedermi un consiglio. Penso a chi magari non commenta mai, ma c’è.

E poi penso a me.

Alla persona che ero dieci anni fa e a quella che sono oggi.

Non siamo proprio la stessa persona, io e quella ragazza lì. Lei forse aveva più entusiasmo incosciente, io ho più stanchezza ma anche più lucidità. Lei apriva un blog senza sapere davvero dove sarebbe andata, io oggi so che certi spazi vanno protetti. Lei aveva bisogno di costruirsi un angolo; io oggi so che quell’angolo, negli anni, mi ha tenuta insieme più volte.

Niente di Personale mi ha vista cambiare.

Ha visto cambiare il mio modo di leggere, di scrivere, di scegliere i libri, di parlare delle storie. All’inizio forse avevo più fretta, più voglia di esserci, più bisogno di accumulare. Oggi voglio ricordare. Voglio leggere libri che mi lascino qualcosa, anche quando non sono perfetti. Voglio scrivere recensioni che abbiano un senso, non solo una trama e due righe di commento buttate lì perché “devo pubblicare”.

Voglio che questo blog continui a somigliarmi.

Anche quando sono disordinata. Anche quando sparisco. Anche quando torno con l’aria di chi dice “ciao, sono mancata?” fingendo che non siano passati mesi. Anche quando cambio idea, cambio ritmo, cambio priorità.

La coerenza è bella, ma anche respirare non è male.

Un piccolo successo, ma neanche troppo piccolo

Ho chiamato questo traguardo un piccolo successo.

E in parte lo è.

Non perché valga poco, ma perché non ha il rumore dei grandi successi. Non ci sono fuochi d’artificio, tappeti rossi, classifiche, premi scintillanti o qualcuno che mi consegna una statuetta dicendo “grazie per il tuo contributo alla lettura compulsiva nazionale”.

Peccato, perché il discorso lo avrei preparato volentieri.

È un successo piccolo perché è intimo. Perché riguarda me, il mio tempo, la mia costanza, il mio rapporto con i libri. È piccolo come sono piccole certe cose che però, quando ti guardi indietro, scopri essere state fondamentali.

Perché dieci anni di blog non si costruiscono da soli.

Si costruiscono tornando anche dopo una pausa. Si costruiscono ricominciando dopo aver perso contenuti. Si costruiscono scrivendo quando si può, leggendo quando si riesce, accettando che non tutto deve essere perfetto per avere valore.

E forse, a pensarci bene, non è nemmeno così piccolo.

Perché portare avanti qualcosa per dieci anni, in un mondo che ci spinge continuamente a mollare, cambiare, sostituire, correre altrove, è una forma di fedeltà. A se stessi, prima di tutto.

Io sono stata fedele a questo spazio anche quando non sapevo bene come abitarlo.

E oggi voglio festeggiarlo.

E adesso?

Adesso mancano 41 libri.

Quarantuno libri per arrivare a 1000 in dieci anni.

Non so ancora se ci riuscirò. Una parte di me vorrebbe dire “certo che sì, basta organizzarsi”, ma conosco abbastanza bene la vita da sapere che quando pronunci frasi del genere lei si sistema gli occhiali, sorride e prepara un imprevisto grande quanto una saga fantasy da dodici volumi.

Però ci proverò.

Non con l’ansia di chi deve dimostrare qualcosa, ma con la curiosità di chi vuole vedere dove arriva. Quarantuno libri sono tanti, ma non impossibili. Sono un piccolo viaggio dentro il viaggio più grande. Un ultimo tratto prima di una cifra tonda che fa scena, sì, ma che in fondo è solo un simbolo.

Perché il punto non sono i 1000 libri.

Il punto sono i dieci anni.

Il punto è essere ancora qui.

Il punto è aver letto, scritto, perso pezzi, ricominciato, cambiato idea, rallentato, ripreso fiato e poi essere tornata ancora una volta in questo angolino speciale.

Il punto è che Niente di Personale non è mai stato solo un blog di libri.

È stato una stanza tutta mia, con scaffali storti, tazze dimenticate, pile di romanzi sul comodino e una porta sempre socchiusa per chi aveva voglia di entrare.

È stato casa.

E dieci anni dopo, nonostante tutto, lo è ancora.

Quindi buon compleanno, Niente di Personale.

Grazie per avermi sopportata quando volevo leggere tutto, quando non volevo leggere niente, quando cambiavo idea ogni tre post, quando mi ostinavo a iniziare nuove rubriche come se avessi giornate da 72 ore, quando tornavo dopo mesi con la stessa nonchalance di chi è uscita solo a comprare il pane.

Grazie per essere rimasto qui.

Grazie a chi c’è stato, a chi c’è ancora, a chi passerà anche solo per caso.

E grazie ai libri, ovviamente. Anche a quelli brutti, sì. Perché pure loro, nel loro modo discutibile e a tratti criminoso, hanno fatto parte del viaggio.

Adesso mi mancano 41 libri.

Direi che posso andare a leggere.

Perché, alla fine, è sempre da lì che si riparte.

Grafica orizzontale 3D con fumetto viola in stile notifica social, icona di un libro aperto e grande numero bianco 1000, pensata per celebrare il traguardo di mille letture, mille libri, mille iscritti o mille contenuti pubblicati in un contesto editoriale, letterario o digitale.

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