
La piccola bottega delle erbe
Un’erboristeria che cura ogni affanno, un viaggio indimenticabile alla scoperta di ciò che siamo davvero, un amore impossibile che può vincere su tutto. Una storia magica sulla possibilità di guarire tutte le ferite, anche quelle del passato.
Londra, 1881: Sophie Belford scopre in Regent Street una piccola, deliziosa erboristeria, il Little Herbalist Shop, che le appare come un antro magico. La titolare, Jane Godwin, sembra in grado di guarire ogni pena grazie ai suoi rimedi miracolosi, e Sophie ne è incantata: Jane ha tutto quello che lei vorrebbe per sé, l’indipendenza finanziaria e di pensiero, la libertà di disporre della sua vita e dei suoi interessi.
Sophie è ricchissima, figlia di un agiato mercante di spezie e tessuti, ma detesta la mondanità, i balli e i pettegolezzi. Detesta, soprattutto, l’idea del matrimonio, verso cui la famiglia sta cercando in tutti i modi di spingerla. Sophie lega con Jane una strettissima amicizia, ed è a lei che confida il suo segreto: fin da piccola la tormentano le visioni di un luogo lontano e di una lingua melodiosa che non comprende, ma che sente appartenerle.
Mentre Jane la aiuta a capire la causa di questi strani miraggi entra in scena Simon Bridge, un giovane brillante che sta cercando la verità sul padre, socio d’affari del padre di Sophie nelle colonie britanniche e morto in circostanze mai chiarite. Sophie e Simon intuiscono che nel loro passato c’è un segreto che li lega, e che va ricercato sulle coste selvagge e misteriose di Penang, in Malesia…
Recensione
Londra, 1881. In un’epoca in cui la scienza spinge a industrializzare qualsiasi miscela, una piccola erboristeria in Regent Street continua a profumare di salvia essiccata e coraggio femminile. È qui che Francesca Costenaro ambienta il suo secondo romanzo, intrecciando la malinconia vittoriana a una sensibilità contemporanea nel tratteggiare desiderio d’indipendenza e solidarietà tra donne.
La protagonista, Sophie Belford, appartiene alla buona società ma ne avverte la gabbia dorata: un fidanzamento combinato, un futuro già scritto, un cognome da onorare a colpi di ricevimenti. L’incontro con Jane Godwin, proprietaria della “Little Herbalist Shop”, accende in lei una miccia tanto olfattiva (le essenze) quanto esistenziale (l’autodeterminazione).
Le due figure diventano poli magnetici di un racconto che esplora il confine fra rimedio e pozione, fra guarigione del corpo e liberazione dell’anima.
Passeggiando in Regent Street, Sophie scopre la bottega di Jane: ampolle ricolme di liquori verdi, mazzi di lavanda appesi al soffitto, un minuscolo laboratorio in cui la padrona — donna non sposata, economicamente autonoma — compone infusi «che funzionano meglio se si sentono amati».
Attratta da quel microcosmo libero e concreto, Sophie inizia a frequentare il negozio come allieva/ombra. Impara a riconoscere la betonica, a misurare i tempi di macerazione, a capire quanto il dolore delle clienti nasconda spesso costrizioni sociali più che patologie. Questa crescita scatena la reazione della famiglia Belford e del promesso sposo, convinti che “le erbe” siano passatempo pittoresco, non professione.
La Costenaro trasforma erbe e strade nebbiose in semantica pura: ogni aroma (valeriana, assenzio, cannella) diventa nota emotiva, ogni lampione fumoso un filtro di tensione. L’effetto è immersivo senza sfociare nell’info-dump.
Il romanzo indugia in dettagli botanici che, se da un lato affascinano, dall’altro rallentano l’avanzare del conflitto familiare: si rischia di percepire l’odore dell’iperico più della pressione sociale che Sophie subisce.
Simon e alcuni esponenti dell’alta società appaiono funzionali alla trama ma raramente escono dal ruolo di ostacoli prefabbricati; avrebbero guadagnato spessore con motivazioni meno monolitiche.
Chi mastica romance storici intuisce presto in quale direzione evolveranno rapporti e destini. Non è un difetto capitale — il genere accetta certe rotte consolatorie — ma qualche deviazione inattesa avrebbe aggiunto pepe.
Conclusione
La piccola bottega delle erbe è un romanzo che conquista con il profumo delle sue pagine: un blend di lavanda, coraggio e speranza. Se la trama percorre sentieri noti al romance d’ambientazione ottocentesca, la forza visiva delle scene d’erboristeria e la riflessione sottile sul lavoro femminile gli danno un’impronta riconoscibile. Perfetto per chi cerca una storia di rinascita personale senza rinunciare a scorci di nebbia londinese e ad antiche ricette lenitive.
In ogni caso, uscirete dalla bottega con una consapevolezza: le erbe funzionano, ma funzionano meglio «quando si sentono amate». Proprio come certi romanzi storici che, pur nel solco della tradizione, sbocciano grazie a un cuore di vitalità nuova.
⭐⭐⭐⭐
