
La ragazza nell’acqua
Il detective Erika Foster ha appena ricevuto una soffiata che le indica il luogo in cui è nascosta la prova per sventare un grosso giro di traffico di droga.
Seppure sospettosa, ordina la perquisizione di una cava in disuso alla periferia di Londra. Quello che non si aspetta è che, scavando nel fango, oltre alla droga venga ritrovato un piccolo scheletro, subito identificato.
Si tratta di Jessica Collins, scomparsa ventisei anni prima all’età di soli sette anni. Il caso fece un grandissimo scalpore e il mistero dietro la scomparsa di Jessica non venne mai risolto. Cominciando a indagare grazie alle nuove prove, Erika si addentra in un caso difficilissimo, in un costante alternarsi di passato e presente.
Dovrà fare i conti con i segreti della famiglia Collins, i rimorsi del detective divorato dal senso di colpa per non aver mai ritrovato Jessica, e un altro omicidio avvenuto vicino alla cava.
Chi conosce la verità? E perché qualcuno non vuole che il caso venga finalmente chiuso?
Recensione
Con La donna di ghiaccio e La vittima perfetta ero salita a bordo del “Bryndza‑verse” con entusiasmo rapita dall’energia di Erika Foster – investigatrice ruvida, iper‑competente, controllata quel tanto che basta per non farsi licenziare.
Un corpicino rinvenuto in un bacino idrico ai margini di Londra, legato a un caso freddo liquidato troppo in fretta. Erika fiuta l’errore procedurale, riapre il fascicolo e si tuffa – letteralmente – in un’indagine che puzza di insabbiamento come certi scantinati Scotland Yard.
Il modus operandi di Robert Bryndza resta intatto: capitoli brevi, POV alternati, cliffhanger a fine pagina che ti spingono a dire «ancora uno e smetto». E tu ci caschi.
Se amate i detective schiacciati dai propri demoni ma decisi a mordere la caviglia all’istituzione pur di ottenere giustizia, siete nel posto giusto. Erika non ha perso un grammo di testardaggine né di ironia secca («Se volete un miracolo, contattate Lourdes. Io mi limito alle prove,» pensa, più o meno). La vediamo un filo più vulnerabile, ed è un punto a favore: l’empatia attraversa la pagina.
L’autore sa orchestrare la progressione delle scoperte come un DJ che mixa house e sirene della polizia. Non c’è mai il rischio di impantanarsi in tecnicismi forensi; ogni volta che il plot rallenta, ecco un colpo di scena—o almeno un colpetto—che riaccende il carburatore. Confesso: a metà romanzo avevo capito alcuni tasselli ma non il colpevole, sintomo di un equilibrio discreto fra pista vera e cortine fumogene.
I primi due romanzi mascheravano bene l’architettura seriale. Qui, invece, avverti distintamente lo stampino: scena del crimine shock, briefing di squadra, vicolo cieco, minaccia personale a Erika, giro di vite. Funziona? Sì. Sorprende? Un po’ meno.
Quando arriva il momento di tirare le somme, il carnefice resta quasi in penombra. Motivazioni plausibili, certo, ma mi aspettavo un confronto finale più tagliente, un brivido di “e adesso?”. È il classico antagonista che fa il suo dovere di ostacolo, senza però esplodere in un memorabile “wow, che mostro”.
Peterson & co. compaiono, contribuiscono, scompaiono; nessuno buca davvero la pagina (a parte Moss, ma serve più screen‑time). L’autore sacrifica un pizzico di coralità in cambio di velocità: scelta legittima, ma si sente la mancanza di quelle interazioni che nei primi due libri aggiungevano spessore emotivo all’inchiesta.
Robert Bryndza non indulge in pagine di prosa floreale – grazie al cielo – e macina verbi attivi come fossero chicchi di caffè. Il rovescio? Alcune descrizioni sensoriali restano al minimo sindacale. Ottimo se cercate un thriller‐espresso; se volete gustare note di cacao e cannella, resterete con la tazzina mezza vuota.
Conclusione
La ragazza nell’acqua rimane un thriller solido, ad alta potabilità, ideale per una due‑tre serate di binge reading. Se cercate la miscela perfetta di suspense e introspezione che vi aveva fulminato con La donna di ghiaccio, preparatevi ad abbassare di un grado le aspettative; se invece il vostro unico desiderio è ritrovare Erika Foster in assetto da battaglia, allora accomodatevi: la bulldog ringhia ancora, e qualche zanna scintilla sotto la superficie torbida.
⭐⭐⭐
