
Le ottanta domande di Atena Ferraris
Avere tante domande senza risposta non è mica semplice. Parola di Atena Ferraris, che sarei io. Mio fratello Febo dice che si vive lo stesso, ma non sono d’accordo. A essere sincera, cercare soluzioni logiche a tutto per me è istintivo. Anche per questo ho fondato una rivista di enigmistica. Lavoro a casa, da sola, perché non sostare in mezzo alla gente.
Eppure, da quando ho aiutato Febo a smascherare un mago imbroglione, mi ritrovo sempre più spesso a confrontarmi con altre persone. Ho persino trovato un ragazzo che vuole conoscermi e nuove amiche. Adesso una di loro, Elisa, ha bisogno di me per risolvere il mistero di una lettera minatoria.
Nella sua azienda, dove si danno arie di grande modernità e fanno corsi di team building, c’è qualcuno che le fa mobbing. Tutti hanno fiducia nelle mie capacità, perché sono molto brava a risolvere i problemi altrui. Da quando esco di casa più spesso, però, non sono affatto sicura che sia vero, perché mi faccio un sacco di domande su me stessa. E non mi piace per nulla.
Non so se voglio davvero capire chi sono, perché ogni risposta potrebbe appiccicarmi addosso un’etichetta, e le etichette ti chiudono in una scatola. Forse, aiutare i miei amici è l’unico modo per accettare il giudizio altrui. In più, qualche volta servono delle istruzioni d’uso precise per affrontare il mondo. Soprattutto per chi, come me, si sente perso.
Alice Basso è una certezza per librai e lettori. Dopo aver venduto mezzo milione di copie, è riuscita ancora una volta a creare una protagonista che è subito diventata la beniamina di tutti. A grande richiesta, torna in libreria con Atena Ferraris. Un personaggio speciale che ci insegna ad avere pazienza, perché una soluzione si trova sempre, anche quando si è pieni di interrogativi.
Recensione
Le ottanta domande di Atena Ferraris ha quella qualità rara che Alice Basso maneggia come se fosse nata con la penna già tarata: ti fa entrare in una storia con il passo leggero della commedia intelligente e, mentre tu ti godi la passeggiata, lei piazza qua e là le cose che contano davvero. Relazioni, identità, scelte, ferite piccole ma insistenti. Il tutto senza mai fare la maestrina, senza “spiegarti” la vita, ma semplicemente mettendotela davanti con personaggi che sembrano vivi: contraddittori, ironici, testardi, vulnerabili quando meno se lo aspettano.
Atena Ferraris, come protagonista, funziona perché non è “perfetta” né costruita per farsi amare a comando. È una di quelle persone che ragionano tanto, osservano ancora di più, e poi magari si incartano lo stesso… ma con stile.
Il romanzo ha un ritmo che ti prende subito. Alice sa scrivere in modo “scorrevole” senza scadere nel banale: la prosa è pulita, ironica al punto giusto, e piena di quella musicalità da dialoghi che sembrano ascoltati in metropolitana (cioè credibili, anche quando sono brillanti). L’umorismo non è mai stucchevole: è un modo per respirare, non per fare show. E questa è una delle cose che ho apprezzato di più: la leggerezza qui non è superficialità, è una tecnica di sopravvivenza. Ridere serve a non crollare, e Alice lo sa.
Il mondo che costruisce attorno ad Atena è popolato da personaggi secondari che non stanno lì per fare tappezzeria. Ognuno ha un suo peso, un suo ritmo, un suo modo di incastrarsi nella vita della protagonista. C’è quella sensazione da “microcosmo” che ti fa venire voglia di restare dentro anche quando hai chiuso il libro: come quando finisci una serie e ti manca il rumore di fondo di quei personaggi, anche se non succede nulla di clamoroso.
Jacopo è il nuovo Romeo. È proprio quella vibrazione lì. Non la copia carbone, non il “sostituto”, ma la stessa funzione emotiva nella storia: il personaggio maschile che non si impone come salvatore, non si prende la scena a spallate, però diventa una specie di asse silenzioso attorno a cui la protagonista può smettere di recitare la parte della donna che “tiene tutto sotto controllo”.
Jacopo è scritto con una cura che, secondo me, è uno dei punti forti del romanzo. Perché Alice Basso non lo rende affascinante con i trucchetti classici (misterioso, tormentato, dominante, ecc.). Lo rende affascinante perché è presente. E la presenza, nella narrativa come nella vita, è la cosa più sexy e più rara del mondo. Jacopo non è un fuoco d’artificio: è una luce stabile. E dopo un Romeo Berganza – che era magnetico, sfuggente, un po’ “mito” – Jacopo arriva con un’energia diversa, più concreta. Se Romeo era una tentazione letteraria, Jacopo è una possibilità reale.
E qui sta l’intelligenza dell’autrice: cambiare “tipo” di interesse romantico significa anche cambiare il percorso della protagonista. Perché certe persone ti spingono a inseguire, altre ti costringono a fermarti. E Atena, che vive di domande, si trova davanti qualcuno che non risponde come un interrogatorio, ma come un dialogo. È un passaggio sottilissimo, ma fa la differenza tra una dinamica romantica carina e una dinamica che ti dice qualcosa di più: una relazione non è un premio, è un luogo in cui impari a essere meno in guerra.
Il romanzo, oltre alla parte relazionale, ha anche quel gusto per l’indagine “umana” che Alice Basso sa gestire benissimo: non per forza un giallo classico con colpi di scena ogni tre pagine, ma un’osservazione delle persone, delle motivazioni, dei non detti. C’è un lavoro sui dettagli, sui micro-segnali, sulle crepe nella facciata. E Atena, con la sua testa sempre accesa, è una lente perfetta per questo tipo di narrazione: ti mostra quanto sia facile fraintendere gli altri quando pensi di averli già catalogati.
Conclusione
La storia è molto ben scritta, ben calibrata, ben “rotonda”, però a tratti avrei voluto un rischio in più: una scena che spinga un po’ oltre, un momento in cui l’autrice ti lascia più a disagio. Non perché il libro debba essere cupo o traumatizzante, ma perché quando hai una protagonista così piena di strati, ogni tanto ti viene voglia di vederla perdere davvero l’equilibrio, non solo oscillare con eleganza.
Detto ciò, l’equilibrio generale è notevole: Alice sa fare una cosa difficilissima, cioè scrivere libri che sono intelligenti senza essere snob, emotivi senza essere melodrammatici, leggeri senza essere vuoti. E Atena Ferraris è un personaggio che regge perché ha un’identità precisa: non è una maschera di “donna brillante”, è una persona con delle paure, dei meccanismi, e un percorso che non è “diventare un’altra”, ma diventare più libera dentro se stessa.
Alla fine, quello che mi rimane è la sensazione di aver letto una storia che ti intrattiene e, nello stesso tempo, ti fa compagnia. Che non è poco. E con Jacopo, sì: stiamo parlando di un upgrade emotivo serio. Non per spettacolo, ma per sostanza. Il nuovo Romeo non ha bisogno di fare Romeo: gli basta esserci, e quell’esserci cambia tutto.
⭐⭐⭐⭐
