
Two Twisted Crowns. Il Re Pastore #2
Il bestseller del New York Times che ha immediatamente scalato le classifiche con nuovi personaggi, nuove storie d’amore e un finale mozzafiato.
Nel capitolo conclusivo della dilogia, Elspeth deve affrontare il peso di ciò che ha fatto, mentre lei e Ravyn si imbarcano in una pericolosa missione per salvare il regno ormai in preda a un re tiranno e alla magia nera.
Elspeth e Ravyn hanno raccolto la maggior parte delle dodici Carte della Provvidenza, ma l’ultima – e la più importante – resta da trovare: gli Ontani Gemelli. Per recuperarla prima del Solstizio e liberare il regno, dovranno attraversare l’oscura foresta avvolta dalla nebbia.
L’unico che può guidarli è il mostro che abita la mente di Elspeth, l’Incubo, ma lui non sembra più disposto a collaborare…
Recensione
Blunder è ancora stretta nella nebbia magica che contagia corpi e coscienze. Elspeth Spindle non è più padrona di sé: la voce dell’ Incubo (il Re Pastore caduto) le occupa la mente e, a tratti, il corpo stesso. Con Ravyn Yew, ha raccolto undici delle dodici Carte di Provvidenza; ne manca una – i leggendari Ontani Gemelli – l’unica in grado di rompere la maledizione prima del Solstizio.
Elspeth, ormai mezzo ospite dell’Incubo, parte con Ravyn e pochi alleati per varcare la foresta di Blackwater e cercare la carta mancante. Il viaggio diventa una serie di prove magiche, ricordi del passato del re, alternato a flashback che svelano come il Re Pastore trasformò un dono di protezione in una tirannia sanguinaria.
Restano a palazzo il principe Elm e Ione, impegnati a contenere un reggente instabile e una nobiltà che comincia a fare domande. Qui dominano balli, congiure e tentativi di arginare il contagio attraverso alleanze politiche e rituali pubblici.
Il romanzo alterna capitoli rapidissimi nella foresta – pieni di azione gotica – a sezioni più lente nel palazzo; lo stacco di ritmo è deliberato, ma qualcuno potrebbe percepirlo come sbilanciato.
Non più semplice voce nella testa, il re caduto diventa co-protagonista: dialoga, tenta, ironizza con Ravyn, creando momenti di tensione e di humor macabro che spezzano la cupezza del viaggio.
Ogni Carta della Provvidenza richiede un prezzo; nell’arco finale la serie porta alle estreme conseguenze la domanda “quanto vale salvare un regno se a pagare è l’identità stessa?”.
I capitoli che rivelano la caduta del Re Pastore intrecciano mito e tragedia personale senza appesantire l’intreccio principale, aggiungendo spessore all’antagonista
Le Carte non sono buone o cattive: riflettono l’uso che se ne fa. Solo accettando un costo equo si può rompere la spirale di violenza. Dal Re Pastore a Elspeth, ogni generazione deve scegliere se ripetere o correggere l’abuso di potere. L’idea che due coscienze possano coabitare nello stesso corpo esplora il confine fra possesso e cooperazione, toccando corde quasi horror ma anche empatiche.
La Gillig resta fedele alla sua prosa gothic-lyrical: periodi punteggiati di immagini visive, dialoghi rapidi, un uso parsimonioso ma efficace di termini arcani che ricordano il lessico dei tarocchi. Il risultato è un ritmo che non trascura il lirismo, ma spinge comunque a voltare pagina.
Conclusione
Con Two Twisted Crowns la duologia si chiude in modo soddisfacente: epico senza perdere l’intimità emotiva, cupo ma attraversato da scintille di speranza, imperfetto nel bilanciamento dei filoni narrativi ma capace di lasciare un retrogusto forte – come un incantesimo che brucia sulla lingua anche dopo l’ultima parola.
Se avete amato l’eco fiabesca (e un po’ oscura) di One Dark Window, qui ritroverete le stesse ombre… con in più il brivido di un regno che finalmente decide se cambiare volto o indossarne uno ancora più contorto.
⭐⭐⭐⭐
