
Una condanna di ombre e spine. The Broken Kingdoms #1
Un patto tra nemici. Una maledizione senza fine. Un amore che metterà in ginocchio un regno.
Molto tempo fa gli antenati di Elise rubarono la corona al re dei Fae.
Ora in quanto nipote del sovrano il suo scopo è fare tutto ciò che le viene chiesto per assicurare alla famiglia il trono per i secoli a venire.
Il problema è che Elise preferisce intrufolarsi nelle sale da gioco con la servitù piuttosto che partecipare come una principessa silenziosa a un ballo.
Tutto cambia quando lo zio la costringe a sposarsi. Se rifiuta, il suo malato padre ne pagherà le conseguenze.
Intrappolata dal senso del dovere, Elise viene affidata a Legion Grey che ha in mano molto più del suo futuro e che risveglia in lei una rabbia impetuosa e una passione proibita.
Quando un colpo di stato mette a soqquadro il regno, Elise fugge con Legion, solo per scoprire che proprio lui nasconde più segreti di chiunque altro.
Recensione
Eccoci qua, con un libro che sulla carta prometteva di spaccare tutto a suon di vendetta, magia oscura e sensualità da far arrossire anche un demone dei bassifondi… e che invece, purtroppo, inciampa sulle sue stesse ombre. Parliamo di “Una condanna di ombre e spine“ di L.J. Andrews, primo volume della saga “Broken Kingdoms”. Sì, la copertina è da urlo e sì, pure il titolo suona figo. Ma come insegna l’esperienza: non è tutto oro quello che luccica. A volte è solo glitter incollato con la colla vinilica.
Una condanna di ombre e spine si presenta come il classico enemies-to-lovers in salsa gotica, con un worldbuilding interessante ma poco approfondito e dei personaggi che a tratti sembrano usciti da un fanfiction generator alimentato da Pinterest. La trama c’è, ma è come una torta lievitata male: croccante fuori, molliccia dentro.
Elise è una protagonista che dovrebbe incarnare la forza, la determinazione, la resilienza… e invece spesso si perde tra monologhi interiori da soap opera e decisioni discutibili. Tipo: “Ucciderò quest’uomo… ma aspetta, ha un bel mento tagliente. Forse lo bacio prima?”. Dai, su.
Legion Grey invece è l’archetipo del re maledetto: oscuro, tormentato, sexy ma “pericoloso”, con una backstory che vorrebbe essere straziante ma che alla fine fa un po’ il verso al solito “sono cattivo ma solo perché ho sofferto tanto”. Sospirone.
Ci sono libri dove i dialoghi sono armi affilate, colpi ben assestati che delineano il carattere e fanno brillare le dinamiche tra i personaggi. Ecco, qui i dialoghi spesso sembrano bozze non finite, frasi pronunciate a metà, risposte che dovrebbero essere incisive e invece si dissolvono come zucchero a velo nell’umidità.
Anche la chimica tra Elise e Legion… bah. C’è? Forse. A tratti. Ma è come se qualcuno avesse dimenticato di accendere il fuoco sotto la pentola. Ti aspetti che a un certo punto tutto esploda in una scena da “ti odio, ma ti bacio come se il mondo stesse finendo”, e invece niente. Resti lì, ad aspettare una passione che si presenta con venti pagine di ritardo e pure un po’ raffreddata.
Ci sono idee affascinanti: i regni divisi, la maledizione, la magia che consuma, creature oscure, segreti nascosti nelle tenebre. Eppure tutto questo resta abbozzato, come se l’autrice avesse avuto paura di sporcarsi le mani andando davvero a fondo. Il mondo in cui si muovono Elise e Legion è suggestivo, ma resta sfocato. Un po’ come guardare una scena epica con gli occhiali appannati.
Non fraintendiamoci: ci sono anche momenti in cui tutto fila. Scene in cui senti l’eco della tragedia, in cui l’ambientazione si fa più intensa e i personaggi sembrano finalmente prendere vita. Alcune frasi colpiscono, alcune immagini rimangono impresse. Si percepisce il tentativo di creare una saga epica e oscura con una protagonista femminile non convenzionale.
E quando il libro si lascia andare, quando smette di rincorrere cliché narrativi e si abbandona davvero alla storia che vuole raccontare, riesce anche a colpire. Solo che questi momenti sono troppo rari per fare la differenza.
Il romanzo cerca di essere tutto: epico, romantico, dark, sexy, drammatico. E in questo tentativo si perde. Non osa mai abbastanza. Non affonda mai il colpo. Certe scene sembrano messe lì solo per far felici i fan di TikTok, con battute ad effetto e slow burn che però non brucia mai davvero. È come un falò fatto con legnetti bagnati: tanto fumo, poca fiamma.
Conclusione
Una condanna di ombre e spine è il classico primo libro che vuole fare da apripista a qualcosa di più grande. E forse è proprio questo il suo limite: sembra il pilot di una serie TV con un budget troppo basso per la scenografia. Ti fa venire voglia di sapere cosa succede dopo, ma non abbastanza da correre subito a comprare il secondo volume.
Lo consiglio a chi ama le vibe da fantasy romantico, ha un debole per i re oscuri maledetti e ha voglia di leggere qualcosa di leggero con punte di dramma. A chi cerca invece una storia densa, cruda, ben strutturata e con personaggi tridimensionali… meglio aspettare.
Magari i prossimi volumi aggiustano il tiro. Magari Elise smette di perdere tempo e inizia a spaccare tutto sul serio. Magari Legion si conquista davvero il titolo di re dell’oscurità. Per ora, restiamo in attesa.
⭐⭐⭐
