
Il cacciatore silenzioso. Joona Linna #6
È da poco calata la notte quando Sofia entra nella grande villa fuori Stoccolma dove l’aspetta il suo cliente. Un cliente molto facoltoso, ma per lei nuovo. Forse è per questo che Sofia avanza circospetta come un animale selvatico.
Mentre percorre lentamente l’ampio salone buio, cercando di registrare ogni dettaglio, Sofia non immagina chi sia veramente l’uomo che l’ha scelta per quella notte. E nemmeno immagina che di lì a poco si troverà faccia a faccia con il terrore.
Perché un killer spietato e meticoloso, che non lascia tracce né indizi, e si muove con apparente infallibilità, è entrato in azione ed è pronto a colpire ancora. Restringere la cerchia delle potenziali prossime vittime è un autentico incubo per le forze dell’ordine, perché nel mirino del killer potrebbero esserci personalità molto in vista nel Paese.
Ma agire allo scoperto potrebbe avere conseguenze terribili. «Per risolvere l’enigma, alla polizia non resta che richiamare Joona Linna, l’ex commissario che da due anni si trova rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Kumla per un vecchio conto in sospeso. Joona Linna e l’agente speciale Saga Bauer sono costretti a collaborare in segreto per fermare il «cacciatore silenzioso» prima che sia troppo tardi.
Prima di finire loro stessi tra gli obiettivi di una morte annunciata. Prima che il cacciatore riduca anche loro a un silenzio senza fine…
Recensione
Avete presente quelle serate in cui volete un bel thriller, qualcosa di tosto, con omicidi inquietanti e un investigatore che vi faccia sentire al sicuro e insieme in pericolo? Ecco, Lars Kepler sono gli specialisti in materia. Loro non si limitano a scrivere un thriller, loro creano un’atmosfera capace di farti guardare dietro le spalle anche quando stai, che ne so, cucinando la pasta. Con Il cacciatore silenzioso, siamo al sesto capitolo delle indagini di Joona Linna. E, se qualcuno aveva il timore che dopo tanti libri la storia potesse sembrare “riciclata”, beh… rimettetevi comodi perché il livello di adrenalina è altissimo e la tensione è quasi palpabile.
Per chi non avesse mai letto nulla di Lars Kepler: fate subito un passo indietro e datevi un bel recupero degli episodi precedenti. Fidatevi, è un viaggio che vale la pena fare con ordine, perché ogni singola avventura di Joona Linna scava nella sua psiche, nel suo passato tormentato e in un presente che non gli dà tregua. Ma se invece siete dei fan di vecchia data (o comunque avete già letto almeno i primi romanzi), sarete felici di tornare a investigare con questo poliziotto svedese dal carattere schivo e intuitivo. In sintesi: se già seguite Joona, Il cacciatore silenzioso è un appuntamento imperdibile.
Il romanzo si apre con un caso estremamente sinistro: il ministro degli interni svedese viene ucciso. E dopo di lui si susseguono altre morti inspiegabili. Pian piano ci si rende conto che tutte queste morti, “casuali” solo in apparenza, hanno un filo rosso che le unisce, e soprattutto un regista – un burattinaio silenzioso – che muove i personaggi come in un macabro teatrino.
Entra in scena Joona Linna, il nostro commissario dagli occhi di ghiaccio, che da tempo si porta dietro cicatrici fisiche e, soprattutto, emotive. Joona non è il classico eroe invincibile: è un uomo provato, che ha perso molto e che sa che la sua stessa vita è appesa a un filo. Eccolo, dunque, sulle tracce di un killer che sembra inafferrabile, uno che non si accontenta di ammazzare, ma lo fa con una freddezza quasi sovrumana. Il punto di forza di Il cacciatore silenzioso sta proprio nel modo in cui ogni nuovo omicidio risveglia un’eco del passato.
Se avete letto i precedenti libri probabilmente sapete già che Kepler non scherza quando si tratta di costruire serial killer con un profilo psicologico disturbante. Qui siamo ancora su quei livelli altissimi di tensione. Non c’è mai un momento di reale quiete: come lettrice (o lettore) ti senti sempre un po’ braccato, come se la prossima vittima potessi essere tu. E questa, signori, è la firma di Lars Kepler.
Da un romanzo di Lars Kepler ti aspetti fondamentalmente tre cose:
- Ritmo serratissimo: capitoli brevi, tanti punti di vista, flashback e retroscena che si infilano tra un dialogo e l’altro.
- Scene di violenza molto crude, descritte con un’attenzione quasi morbosa ai dettagli – avvertenza: se siete deboli di stomaco, magari non è proprio la lettura perfetta prima di andare a dormire.
- Tensione psicologica costante: i Kepler hanno questa abilità di farti sentire la minaccia anche in un’innocua scena di passaggio. Il killer, anche quando non è presente fisicamente, è come se aleggiasse sulla storia.
Personalmente, amo questo modo di scrivere perché ti incolla alle pagine: non è uno stile letterario aulico, non ci sono interminabili descrizioni paesaggistiche che ti fanno dire “Ok, vediamo se su YouTube c’è il riassunto di sto libro…”. Qua ogni parola è ficcata lì per farti stare in ansia e farti sospirare un “Che diavolo sta succedendo?”.
Eppure, non è solo un thriller d’azione: sotto la patina di adrenalina, c’è un’analisi costante della mente criminale e delle paure dei personaggi. Joona Linna avrà pure i suoi difetti, ma è un fenomeno nel captare i segreti di chiunque, ed è proprio il suo intuito a metterlo spesso in situazioni limite.
Joona Linna non è un investigatore qualsiasi: è uno che porta con sé un bagaglio di drammi familiari e professionali, che l’hanno reso un osso duro, ma anche abbastanza fragile. Trovo affascinante il modo in cui Kepler lo tratteggia: nonostante Joona abbia sempre tutto sotto controllo e sembri un blocco di ghiaccio, in verità è tormentato da paure, rimorsi e incubi che lo inseguono da almeno 3-4 libri. E noi lettori conosciamo, passo dopo passo, i suoi lati più deboli.
Ne Il cacciatore silenzioso, la presenza di Saga Bauer (già introdotta nei romanzi precedenti) offre uno spaccato di come Joona non possa davvero fare tutto da solo. Saga è tosta, decisa, un agente che sa il fatto suo, e la dinamica tra i due personaggi è sempre carica di sottintesi. Non ci troviamo di fronte alla solita coppia di poliziotti stereotipati: qui regna la diffidenza, l’orgoglio, il bisogno reciproco di proteggersi a vicenda e pure un pizzico di tensione emotiva che, in più punti, sfiora la commozione.
Se anche voi, come me, siete un po’ “fissati” con i particolari, riconoscerete dei riferimenti a eventi passati che danno un senso di continuità potentissimo. Perché la forza di una serie è proprio questa: i personaggi non vengono “resettati” a ogni nuovo volume, ma evolvono, si portano dietro cicatrici vecchie e nuove.
Conclusione
Se siete fan del genere thriller/poliziesco nordico e avete amato i romanzi precedenti, dovete leggere Il cacciatore silenzioso. Io l’ho divorato in pochissimo tempo, anche se supera le 500 pagine. La tensione è tale che stacchi solo quando hai davvero bisogno di respirare. Lars Kepler ha quest’abilità quasi maledetta di inchiodarti con scene al limite, con morti sempre più inquietanti e colpi di scena che ti fanno alzare le sopracciglia fino all’attaccatura dei capelli.
Certo, non lo consiglierei come primissimo approccio a Joona Linna. Se volete conoscerlo, magari partite da L’Ipnotista. Lì troverete le basi di questo personaggio e capirete meglio perché diavolo abbia tutti questi demoni che non lo abbandonano mai. Se però siete di quelli che “boh, io inizio dalla fine perché mi va di fare la ribelle”, allora preparatevi a un buon 50% di riferimenti che vi risulteranno meno significativi. Non sarà compromessa la godibilità, ma è un po’ come guardare la quarta stagione di una serie TV saltando le prime tre: magari vi divertite lo stesso, però certi colpi di scena non avranno lo stesso impatto emotivo.
Leggendolo, mi sono trovata più volte a pensare: “Ok, questa notte sognerò sicuramente qualche scena di questo libro”. E non era un pensiero così bizzarro. Kepler, con quella sua freddezza scandinava, riesce a colpire esattamente i miei punti deboli: la paura dell’ignoto, dell’assassino che non ha motivazioni se non quelle che lui stesso ha costruito in un mondo distorto. E quando una storia ti entra in testa a tal punto, significa che ha funzionato.
Mi sono piaciute anche alcune riflessioni sul tema della vendetta e della giustizia, che emergono qua e là nei dialoghi tra Joona e gli altri personaggi. Nel mondo di Kepler, la linea tra “bene” e “male” è più sfumata di quanto sembri. Ogni criminale ha un passato che l’ha portato a essere ciò che è, e ogni poliziotto ha sperimentato, almeno in parte, quella stessa oscurità. È un concetto che mi affascina da sempre: la luce brilla davvero solo se c’è un’ombra netta con cui confrontarsi.
⭐⭐⭐⭐
