[Recensione] Abitiamo tutti qui

by R.
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Copertina illustrata del romanzo Abitiamo tutti qui di Jojo Moyes, con palette pastello che divide lo sfondo in crema e verde acqua; due alberi stilizzati incorniciano una panchina su cui è poggiata una piccola gabbia vuota, simbolo di libertà ritrovata e della forza dei legami affettivi in un tranquillo parco di provincia.

Abitiamo tutti qui

Benvenuti a casa Kennedy! Lila Kennedy ha scritto un bestseller su come mantenere vivo nel tempo il proprio matrimonio prima di rendersi conto che suo marito la tradiva con un’altra donna, che tra l’altro le tocca incontrare tutti i giorni all’uscita da scuola dei rispettivi figli… Ora è divorziata e single.

Bill è il suo patrigno. Si è trasferito da lei dopo che la madre di Lila è morta. È un uomo adorabile e vecchio stile, fissato con l’alimentazione sana. A volte Lila fa un po’ fatica a sopportarlo. Celie, la figlia maggiore di Lila, è in piena crisi adolescenziale e detesta la scuola al punto che spesso non ci va neanche. Peccato che sua madre non lo sappia. Violet, la figlia numero due, ha nove anni e sa un po’ troppe parolacce per la sua età.

Canta a squarciagola canzoni rap volgari di cui non capisce neanche il senso. Lila spera tanto che non cambi mai. Truant è il cane di casa. Non si può certo dire che stia al suo posto. Abbaia di continuo e quando è il caso morde pure. Così il giorno in cui compare uno sconosciuto alla porta non si fa pregare.

Lo sconosciuto in questione è Gene, il vero padre di Lila, che lei non ha quasi mai più visto da quando trentacinque anni prima se n’è andato negli Stati Uniti a fare l’attore. Ed ecco che, senza farsi troppi problemi, si installa anche lui nella bella casa con giardino della figlia a North London. A questo punto in famiglia tira aria di burrasca.

Lila si sente sopraffatta, i due padri si detestano, ma in breve tempo la presenza di Gene cambia le cose in modo inaspettato. Le ragazze sono conquistate dalla sua gioia di vivere, Bill si ammorbidisce e la vita sentimentale di Lila sembra incredibilmente rimettersi in moto.

Abitiamo tutti qui racconta con empatia e humour una storia in cui è difficile non ritrovarsi. È la storia di una famiglia sgangherata, ma è soprattutto una storia d’amore e di nuovi inizi.

Recensione

Jojo Moyes questa volta ci invita a casa Kennedy, e per “casa” intendo un villone di North London dove l’ordine ha alzato bandiera bianca da un pezzo. Dentro ci troviamo Lila Kennedy – scrittrice di manuali sul matrimonio appena scaricata dal marito fedifrago – le figlie Celie (sedicenne allergica alla scuola) e Violet (nove anni, dizionario di parolacce incorporato), un patrigno salutista fissato con il tofu di nome Bill, un cane indemoniato e, ciliegina, il padre biologico Gene che ricompare dopo trentacinque anni di assenza per piazzarsi sul divano come se nulla fosse.

La Moyes ha un talento speciale nel farci affezionare a personaggi imperfetti. Gene, attore fallito con il carisma di un front-man rock, accende la miccia di una commedia degli equivoci che però sa cambiare registro quando serve. Dietro gag e battibecchi c’è un cuore tenero che parla di seconde possibilità, perdono e – concedetemi l’anglicismo – reboot emotivo.

Lila è forse la protagonista più “umana” che Jojo Moyes abbia sfornato negli ultimi anni: fragile, ironica, capace di prendersi in giro mentre affoga nei sensi di colpa. La sua voce regge l’intero palcoscenico, regalando momenti di autoironia che ricordano Bridget Jones ma con meno calorie vuote.

Per metà libro il ritmo fila che è un piacere, poi il meccanismo inizia a cigolare. Alcuni archi narrativi – in particolare la sottotrama romantica di Lila – si risolvono con una rapidità da sitcom, lasciandoti con la sensazione di un nodo tirato ma non stretto. I comprimari funzionano a corrente alternata: Bill meriterebbe più spazio (e più battute), mentre Celie rischia di restare l’ennesima teen arrabbiata di formazione scolastica.

In generale abbondano i “momenti zucchero” che faranno sorridere chi cerca una lettura coccola, ma potrebbero far storcere il naso a chi sperava in un affondo psicologico più tagliente.

Il registro è quello collaudato della Moyes: scorrevole, dialoghi frizzanti, descrizioni che bastano a fotografare la scena senza impallidire il ritmo. Funziona bene la commistione di humour britannico e un pizzico di malinconia, soprattutto quando la scrittrice accende i riflettori sul rapporto madre-figlie e sull’inedita convivenza fra due papà che si annusano come mastini nel cortile.

La quotidianità disordinata della famiglia Kennedy fa da specchio a quelle crepe che spesso cerchiamo di nascondere sotto i tappeti Ikea: la paura di fallire come genitori, il bisogno di sentirsi ancora desiderati, la fatica di dirsi “scusa” senza sembrare deboli.

Conclusione

Abitiamo tutti qui intrattiene, scalda il cuore e fa compagnia in una serata piovosa, pur senza lasciare il segno profondo di altre storie targate Jojo Moyes. È un romanzo “familiare” in tutti i sensi: accogliente, caotico, a tratti rumoroso, perfetto per chi vuole rintanarsi in una comfort-zone narrativa con qualche scintilla d’ironia.

Se cercate la Moyes che strappa lacrime – quella di Io prima di te – qui la troverete in modalità smorzata. Ma se avete voglia di passare qualche ora tra amori imperfetti, adolescenti in subbuglio e padri che arrivano quando meno te l’aspetti, allora mettete su il tè e accomodatevi: c’è posto sul divano per tutti.

⭐⭐⭐

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