[Recensione] Fu sera e fu mattina

by R.
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Fu sera e fu mattina. Kingsbridge #0

Il 17 giugno 997 una feroce incursione vichinga devasta Combe, sulla costa sudoccidentale dell’Inghilterra, e ne uccide gli abitanti. Sopravvissuto, il giovane costruttore di barche Edgar si trova a dover ricominciare tutto daccapo nel desolato villaggio di Dreng’s Ferry.

Dall’altra parte della Manica, in terra normanna, la giovane contessa Ragna, indipendente e fiera, si innamora del nobile inglese Wilwulf e contro il parere di suo padre decide di sposarlo e seguirlo nella sua terra. Ma qui, in una società arretrata e violenta, si ritroverà al centro di una brutale lotta per il potere.

Aldred, un monaco colto e idealista, sogna di trasformare la sua umile abbazia in un centro di erudizione e insegnamento, scontrandosi con le mire di Wynstan, un vescovo abile e spietato pronto a tutto pur di aumentare le sue ricchezze e il suo potere.

Le vite di questi quattro personaggi si intersecano, in un succedersi di continui colpi di scena, negli anni più bui e turbolenti del Medioevo britannico. Seguendo le loro vicende, Ken Follett intreccia il prequel della saga di Kingsbridge.

Recensione

Ammetto di aver sempre evitato Ken Follett. Non per antipatia personale, sia chiaro, è che la saga infinita dei Pilastri della Terra mi è sempre parsa una di quelle cose “troppo mainstream” che avrebbero potuto rovinarmi il gusto della scoperta letteraria. Ma poi sono incappata, quasi per caso, in Fu sera e fu mattina e mi sono detta: “Ma sì dai, diamo una chance anche al buon Ken.”

E niente, sono rimasta intrappolata.

Non mi aspettavo certo di trovarmi davanti a quasi mille pagine capaci di scivolare via con la facilità di un romanzo da ombrellone, ma col peso e la consistenza di una ricostruzione storica da manuale. La trama inizia nel 997 d.C., un periodo non proprio felice per la vita sociale in Inghilterra: vichinghi che vanno e vengono, razzie, intrighi di potere e nessun buon servizio igienico in vista. Insomma, cose allegre.

I personaggi principali sono tre, diversissimi tra loro ma destinati ad incrociare ripetutamente i loro percorsi: Edgar, un costruttore di barche dalla vita improvvisamente devastata; Ragna, una nobile normanna decisa a non piegarsi alle regole oppressive degli uomini; e Aldred, un monaco idealista, fermamente convinto che il sapere sia l’unica arma contro il caos dilagante. Devo ammettere che inizialmente temevo che questo trio risultasse prevedibile, un po’ troppo “eroi della domenica”. Invece mi sono dovuta ricredere.

Edgar non è il classico protagonista eroico senza macchia. Anzi, spesso è frustrante nella sua semplicità, irritante nella sua testardaggine, ma è proprio questo a renderlo così realistico e apprezzabile. Non è un eroe, è uno che cerca semplicemente di non soccombere al destino assurdo che la storia gli ha riservato.

Ragna, dal canto suo, avrebbe potuto benissimo diventare l’ennesima eroina ribelle tutta cliché, invece la sua lotta è quotidiana, umana, fatta più di diplomazia che di spada, di silenzi e compromessi. Insomma, non una Wonder Woman medievale, ma una donna forte e terribilmente reale. E poi Aldred… lui è probabilmente il personaggio che mi ha conquistata di più. Forse perché incarna quella voglia indomabile di cambiare le cose che è propria di chi sa di non avere nulla da perdere. Il suo ideale di cultura come mezzo di redenzione sociale fa da contrappeso perfetto alla brutalità di tutto il resto.

Ken Follett, bisogna dirlo, ha un talento maledetto nel farti sentire lì, nel fango e nella polvere di una Inghilterra ancora non civilizzata, senza darti tregua. Ogni pagina è un misto di violenza, speranza, amore (ma di quello reale, che fa male e lascia cicatrici, mica quello zuccheroso delle soap opera) e soprattutto tensione politica. Eh sì, perché diciamocelo, più passano i secoli più certe dinamiche restano uguali. Ricatti, matrimoni combinati, potere nelle mani sbagliate, religione usata come arma di controllo… Mi verrebbe quasi da fare un parallelo con certi avvenimenti attuali, ma non vorrei urtare la sensibilità di nessuno. O forse sì?

Lo stile di Follett è diretto e senza fronzoli, un po’ come piace a me: descrizioni mai troppo lunghe, dialoghi credibili e personaggi delineati con pochi, efficaci tratti. Certo, ci sono momenti in cui avrei voluto urlare “Ken, ma dai, è necessario tutto sto casino per arrivare al punto?”, però in fondo è proprio questo il fascino perverso del romanzo storico: è la lentezza, la cura ossessiva per i dettagli, che ti fa credere di star vivendo davvero quell’epoca.

Ora, mi viene spontaneo chiedermi: “Ma perché non ho mai letto niente di Follett prima d’ora?”. Credo che la risposta sia semplice: non mi fidavo. Non mi fidavo che uno scrittore così commerciale potesse davvero essere in grado di catturarmi con la sua narrazione. Beh, mea culpa, mi sono sbagliata. Non solo mi ha catturata, ma mi ha pure lasciata con una sensazione di vuoto alla fine, quando ho chiuso l’ultima pagina. Una sorta di nostalgia anticipata per personaggi che non vedrò più, o almeno non nella stessa forma.

Diciamocelo, a chi non è mai capitato?

Conclusione

Fu sera e fu mattina è stato un viaggio intenso, sorprendente e, sì, a volte esasperante. È un libro che consiglierei anche a chi (come me fino a ieri) pensa che un romanzo così lungo potesse essere “pesante e noioso”. Date a Follett la possibilità di sorprendervi: potreste scoprire che, ogni tanto, anche la narrativa mainstream riesce a regalare piccole perle.

Se volete un consiglio, leggetevelo con calma, senza fretta. È un libro che richiede attenzione, che merita rispetto. Non aspettatevi una lettura veloce e indolore, ma preparatevi piuttosto ad essere trascinati in un’epoca dura, violenta e tremendamente affascinante.

Insomma, Ken, mi hai fregato. Ora mi toccherà leggere pure i famosi Pilastri della Terra, e non era esattamente nei miei piani. Grazie mille, davvero.

E voi, che aspettate? Se ancora non conoscete Ken Follett (anche se mi sento l’unica che finora non ci era mai incappata), datevi una mossa. Potreste scoprire, come me, che ogni tanto vale la pena rischiare e buttarsi a capofitto in una storia che, per quanto già sentita, riesce sempre a dire qualcosa di nuovo.

E, alla fine, non è forse questo il bello di leggere?

⭐⭐⭐⭐⭐

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