
Le ventisette sveglie di Atena Ferraris
“Mi chiamo Atena Ferraris e mi sa che non sono come gli altri, inutile girarci intorno. Mia madre mi ha sempre detto che siamo tutti diversi, e quindi è come se fossimo tutti uguali.
Non ne sono convinta, ma mi fido di lei. Ho trent’anni, vesto fuori moda e odio le sorprese. E ho ben ventisette sveglie ogni giorno per ricordarmi di lavorare, di mangiare, di andare a letto, di smettere di pensare. Soprattutto faccio troppe domande, dicono.
Perché per me è essenziale che ogni cosa abbia una spiegazione. Per questo dirigo una rivista online di enigmistica dove ogni gioco, rebus o anagramma ha una soluzione univoca. Mi fa sentire al sicuro. So che siamo in pochi a ragionare così. Ora, però, è successo qualcosa che ha scombinato le carte. Tutta colpa del mio fratello gemello.
Febo è uno scrittore in crisi e, per ritrovare l’ispirazione, si caccia nei guai più assurdi. Al momento, per esempio, si è iscritto a una scuola di magia. Sembrerebbe una cosa innocua, se non fosse che, fra giochi di prestigio e illusioni, è inciampato in un mistero vero, di quelli che scottano. Mi ha supplicata di aiutarlo, dice che ha bisogno della mia capacità di vedere particolari che gli altri non notano. E così eccomi costretta a uscire di casa, a conoscere persone nuove e ad avere conversazioni normali.
Ma forse è quello che ci vuole: forse è arrivato il momento di mettersi in discussione e capire se mia madre ha detto la verità sul mio modo di essere. A volte bisogna uscire dal guscio per capire chi si è davvero”. Dopo averci fatto sognare con le avventure di Vani Sarca e Anita Bo, Alice Basso torna dai suoi lettori con una nuova protagonista: diversa, ma che assomiglia un po’ a ognuno di noi.
Perché siamo pieni di fragilità, ma anche di una forza che non sappiamo di avere. E Atena è qui per dimostrarcelo.
Recensione
Febo, va detto, è la scheggia impazzita del duo. Se Atena misura le emozioni a colpi di notifica, lui le spalma come Nutella su toast: senza troppo badare alla forma. Nell’ultima scorribanda si iscrive a un corso di prestigiazione da hipster wannabe Houdini e, giusto per non farsi mancare nulla, assiste a qualcosa che sembra un omicidio ma che potrebbe essere anche solo un gioco di specchi degno di Penn & Teller. Panico. Atena vorrebbe restare nel suo bunker di sudoku, invece finisce per fare la detective controvoglia, perché la logica è il suo super‑potere e il sangue del suo sangue (Febo) non può cavarsela da solo neanche per sbaglio.
Atena non è l’ennesima ragazza strana ma adorabile che serve da specchietto per le allodole: è neurodivergente e lo rivendica senza didascalie strappalacrime. Vive la socialità come un copione tutto da mandare a memoria, odia le sorprese, sopravvive grazie a tabelle e check‑list color pastello.
La Basso ne fa il cuore pulsante del romanzo: una voce in prima persona traboccante di divagazioni, frecciatine e auto‑ironia da applausi. Il risultato? Dialoghi che filano come un reel di TikTok, ma con la profondità di un saggio di sociologia travestito da commedia. La scrittrice, che di personaggi iconici ne sa qualcosa (ciao Vani, ciao Anita), stavolta alza l’asticella: Atena è fragile, iper‑analitica, scomoda, eppure sprigiona un magnetismo che rapisce già a pagina 3.
Se vi state chiedendo quanto contino gli enigmi nella trama, la risposta è: parecchio. C’è un omicidio (forse), c’è una scuola di magia che dietro i pacchetti di carte e i conigli nel cilindro nasconde champagne e segreti, e c’è una protagonista che ragiona per pattern, scovando dettagli che gli altri ignorano.
Alice orchestra la faccenda in stile prestigio di Christopher Nolan versione pop: passi metà del tempo a chiederti dove sia la trappola, l’altra metà a intuire che era sotto il naso fin dall’inizio. E, ciliegina sulla torta, un paio di mini‑enigmi inseriti nel testo invitano il lettore a giocare davvero.
Alcuni comprimari – soprattutto i compagni di corso di Febo – avrebbero meritato un’ombra di spessore in più. A fine lettura restano sullo sfondo come sagome di cartone: carine, ma un soffio di vento (o di editing) e rischiano di volare via.
La scena madre risolutiva è gustosa, non fraintendetemi, però si affida a un twist che il lettore allenato ai rebus intuisce con qualche capitolo d’anticipo.
Piccolezze, lo ammetto, ma in un romanzo che gioca con la precisione millimetrica dei trucchi di prestigio, ogni passaggio meccanico che cigola un filo di più risuona come un rimbombo in platea.
Le ventisette sveglie di Atena Ferraris non è solo un giallo, né soltanto una commedia sull’autismo femminile (mai nominato, ma chiaro come la luce di un riflettore). È anche un manifesto sull’importanza di appropriarsi dei propri meccanismi interiori e usarli come leva, non come zavorra.
Atena non guarisce dalla sua diversità – perché non c’è nulla da curare – ma impara a ruotare il cubo di Rubik della realtà secondo le proprie combinazioni di colori. In tempi di narrazioni stereotipate sull’inclusività, la Basso scarta lateralmente e consegna un personaggio che rompe il pattern senza urlarlo ai quattro venti: fa, e tanto basta.
Conclusione
Chi teme che la scrittrice piemontese abbia perso lo smalto dopo anni di serialità stia sereno: la voce è sempre quella sferzante, ipercitazionista, piena d’innesti pop, rock e letterari. Ogni capitolo si chiude con una frase‑gancio da manuale di sceneggiatura e il rischio page‑turner è concreto: ho letto le ultime cento pagine in apnea, col Kindle che lampeggiava come le lucine di Stranger Things.
In definitiva, Le ventisette sveglie di Atena Ferraris è una partenza di serie che picchia duro e vola alto. Funziona come romanzo autonomo, stuzzica come preludio di qualcosa di più grande (il finale lascia aperti un paio di porticine niente male) e, soprattutto, mette in vetrina una protagonista destinata a fare incetta di fan‑art, fan‑fic e, scommetto, diagrammi di Gantt con citazioni cult.
Non è perfetto – qualche sbavatura di messa a fuoco si nota – ma il divertimento è così alto, la tenerezza così spontanea e la costruzione del mistero così intelligente che la bilancia pende senza esitazioni dalla parte del lo consiglio a occhi chiusi.
Se siete sopravvissuti alle mie 2000‑e‑rotte parole, siete ufficialmente pronti: puntate la sveglia (una sola, però) e buttatevi nella nuova avventura firmata Alice Basso. E ricordate il mantra di Atena: siamo tutti diversi, quindi nessuno è strano – a meno che non imposti 27 allarmi al giorno. A quel punto, sì, siete adorabilmente fuori di testa.
⭐⭐⭐⭐
