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Mi hanno detto di scrivere un libro

Mi hanno detto di scrivere un libro

Titolo insolito oggi, vero? Eh sì, perché mi hanno detto di scrivere un libro. E me lo hanno detto in tanti. Nessuno di loro però aveva avuto il (dis)piacere di leggere le mie produzioni.

Che poi, io un libro l’ho scritto e pubblicato anni fa. Di ricette, ma sempre di libro si tratta. La verità è che sì, vorrei tanto ma davvero tanto scrivere un libro. Ci provo costantemente. Ci provo per mettermi alla prova. Ci provo per superare paure e limiti. Ma non è sufficiente.

Non ho la presunzione di reputare i miei testi dei capolavori assoluti, anzi. Sono ipercritica e sono consapevole dei miei molti limiti. Ho preso parte a due corsi di scrittura creativa, pagati nemmeno poco per le mie tasche. Ed è proprio in occasione dei corsi che mi son resa conto di quanto io abbia delle mancanze.

Mancanza di inventiva, di vocabolario. Eccesso di avverbi (adoro gli avverbi). Ho ascoltato i miei compagni di corso e i complimenti ricevuti erano tutti meritatissimi. Non i miei, però. Proprio nell’ultimo corso di scrittura ho capito che ok, forse la fantasia potrei pure averla di base, ma non è abbastanza per tirar su una storia che valga la pena leggere.

Mi hanno detto di scrivere un libro

Scrivere un libro è un processo lungo, a volte solitario. Il talento puoi averlo o, come dice una scrittrice che stimo moltissimo, si può imparare. Tutto si può studiare e imparare. Ed è quello che ho fatto negli ultimi dieci anni della mia vita.

Ho preso diplomi e specializzazioni di ogni genere, mi sono attivata per prendere un altro diploma ma non ho potuto portare avanti la questione e ancora non mi basta. Scrivere un libro non è come studiare. Per scrivere un libro devi prenderti il tempo che ti serve, costruire una storia nella tua testa per poterla mettere nero su bianco. Devi sapere già dove andrà a parare tutta la narrazione, deve essere verosimile… e quasi sempre scrivi di ciò che sai. O ciò che leggi, dico io.

Quindi sì, mi hanno detto di scrivere un libro perché sicuramente sarebbe stato letto. Mi hanno detto di scrivere un libro perché per qualcuno so anche mettere insieme due frasi di senso compiuto. Mi hanno detto di scrivere un libro per uscire dalla mia zona di comfort abituale, evadere dallo stress e dalla depressione. Ma non è mica facile, sapete?

Eppure le idee non mancano. Ne ho anche parlato con altre scrittrici, quelle che scrivono, e mi hanno detto che non erano terribili. Ma è terribile non sapere come renderle reali. È terribile iniziare a scrivere e trovarsi dieci pagine di niente. Non è l’italiano il problema, non solo. Leggo tanto, tantissimo a volte. Eppure non sembro aver assorbito il gene della scrittura. Quella smania che tutti i lettori hanno una volta nella vita io non ce l’ho. A me piace leggere e mi piace scrivere per puro diletto. Per me soltanto.

Quindi come si fa? Si fa che si continua a scrivere, sperando forse di migliorare ma per ora scrivere non è cosa mia. Continuo a leggere, in quello sono brava!

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