La piccola libreria di New YorkLa piccola libreria di New York

Quando il suo ragazzo la lascia per l’ennesima volta, Bea James, proprietaria di una libreria a Brooklyn, prende una decisione. Basta uomini, basta cuori infranti, basta dolore. Il suo lavoro le piace e i libri l’hanno sempre salvata, l’importante sarà riuscire a stare lontana dall’altro sesso.

Jake Steinmann, uno psichiatra che viveva a San Francisco, è pronto a ricominciare, dopo la fine del suo matrimonio. D’ora in poi ci sarà un unico amore nella sua vita: New York.

Bea e Jake si conoscono a una festa in cui sono gli unici single, e quando parlano si trovano d’accordo su una cosa: nessuno di loro due vuole avere alcun genere di relazione sentimentale. Ma la città ha altri piani per loro…

Recensione

Cosa fare quando un libro non ci è piaciuto ma non ci è nemmeno dispiaciuto? La piccola libreria di New York è uno di quei romanzi che purtroppo non ha niente di memorabile e dopo una sola settimana dalla sua lettura, i contorni iniziano ad essere già sfumati.

Come potrete ben intendere si tratta di una normale storia d’amore, solo un po’ travagliata. Jake sta divorziando senza sapere cosa ha portato Jess a quella decisione. Bea invece è reduce dall’ennesima delusione del suo fidanzato. I due si incontrano ad una festa di fidanzamento e fanno un patto: niente più relazioni.

Fin qua nulla da dire, i due si incontrano di nuovo e iniziano a uscire come amici elencando la bellezza dell’amicizia invece dell’amore ma già dai primi incontri si capisce dove l’autrice vuole andare a parare. Se sia un bene o sia un male non lo so. Mi ha fatto piacere che il “corteggiamento” durasse per la gran parte del romanzo e ho apprezzato che per un momento, uno soltanto, l’autrice abbia pensato di far fare ad entrambi un passo indietro ma…

… non ho sopportato né Jess né Otis. La prima mi è sembrata una donna viziata e annoiata, mentre il secondo mi è sembrato infantile e inetto.

Al contrario Jake, il protagonista maschile. Lui mi è piaciuto molto più di Bea. È uno psichiatra e ci porta nei posti più significativi di New York mentre Bea ci porta in quelli un po’ più scontati.

Apprezzatissima, ovviamente, la location. Il negozio di fiori mi ha fatto innamorare mentre la libreria del titolo fa da sfondo ad alcune vicende ma è tutto quello il suo scopo.

Il motivo per cui evito di leggere libri con librerie, biblioteche e quant’altro nel titolo è proprio questo. Molto spesso, il più delle volte, si rivela una grandissima fregatura!