Tu leggi? Io scelgo! #21

Buongiorno lettori, oggi torna la rubrica Tu leggi? Io scelgo! Ho preso gusto a dare il via alla rubrica e ammetto che non mi sta dispiacendo poi così tanto.

La recensione di oggi è stata scelta dal blog di Ludovica, La lettrice sulle nuvole, e il libro scelto è La treccia di Laetitia Colombani.

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treccia, La - Laetitia ColombaniLa treccia

A un primo sguardo, niente unisce Smita, Giulia e Sarah.

Smita vive in un villaggio indiano, incatenata alla sua condizione d'intoccabile. Giulia abita a Palermo e lavora per il padre, proprietario di uno storico laboratorio in cui si realizzano parrucche con capelli veri. Sarah è un avvocato di Montréal che ha sacrificato affetti e sogni sull’altare della carriera.

Eppure queste tre donne condividono lo stesso coraggio. Per Smita, coraggio significa lasciare tutto e fuggire con la figlia, alla ricerca di un futuro migliore. Per Giulia, coraggio significa rendersi conto che l'azienda di famiglia è sull'orlo del fallimento e tentare l’impossibile per salvarla. Per Sarah, coraggio significa guardare negli occhi il medico e non crollare quando sente la parola «cancro».

Tutte e tre dovranno spezzare le catene delle tradizioni e dei pregiudizi; percorrere nuove strade là dove sembra non ce ne sia nessuna; capire per cosa valga davvero la pena lottare.

Smita, Giulia e Sarah non s'incontreranno mai, però i loro destini, come ciocche di capelli, s'intrecceranno e ognuna trarrà forza dall'altra.

Un legame tanto sottile quanto tenace, un filo di orgoglio, fiducia e speranza che cambierà per sempre la loro esistenza.

Recensione

Per me, che mi fanno schifo i capelli, leggere La treccia è stata una vera e propria sfida. Fortuna ha voluto che il libro fosse scorrevole anche se non apprezzato come avrei dovuto.

Smita, Giulia e Sarah non hanno niente in comune. Il filo che le tiene unite però è dato proprio dai capelli e da quella treccia del titolo.

Smita vive in India ed è un’intoccabile. Svuota latrine a mani nude ogni giorno mentre il marito acchiappa i topi nelle tenute dei padroni, topi che sono il loro abituale parto. Per la piccola Lalita, Smita sogna un futuro diverso. Decide di scappare e durante il viaggio per Chennai si ferma ad un tempio per donare i suoi capelli e quella di sua figlia in cambio di una benedizione.

Intanto Giulia lavora nel laboratorio del padre, dove trattano i capelli e li trasformano in parrucche uniche nel loro genere. Quando Giulia scopre che il laboratorio sull’orlo del fallimento è l’amante Kamal a darle la soluzione: importare i capelli dall’India.

Voliamo negli Stati Uniti dove Sarah, avvocato di successo, scopre di avere il cancro. Per quanto creda che non parlarne significa che non sia vero si ritrova alla fine in un negozio di parrucche e tra le mani le capita proprio la parrucca uscita dal laboratorio di Giulia.

La treccia di Smita, donata per migliorare la vita sua e di Lalita, passa tra le abili mani di Giulia per finire in testa alla povera Sarah. Ecco l’unico collegamento tra le tre donne.

È sicuramente una storia che parla di forza, di donne e di coraggio ma nessuna delle tre protagoniste mi ha davvero convinta fino in fondo. Smita però è l’unica che mi è sembrata motivata davvero a cambiare vita, in quanto meno fortunata delle altre due.

La treccia è un romanzo ben scritto, su questo non c’è dubbio. A parte la scelta di alcune espressioni che a me non vanno proprio giù, non si può dire che si tratti di un romanzo noioso o altro.

Forse non è il mio periodo migliore perché fatico a trovare delle letture stupefacenti ma se dovessi consigliare La treccia lo farei senza alcun pregiudizio.