Se AriannaSe Arianna

Arianna è una ragazzina cerebrolesa grave. La sua vita è nelle mani di una mamma, un papà e due fratelli che raccontano la quotidianità di una famiglia normale, nella sua diversità.

Intorno ad Arianna, portatrice di un handicap gravissimo, ruota la vita della sua famiglia: padre e madre neurologi, una sorella e un fratello venuti dopo di lei. Quattro voci che raccontano i drammi e la felicità di una vita “diversamente normale”, ciascuna da un punto di vista molto diverso, e si accordano armoniosamente grazie ad Arianna e all’amore che ognuno, a suo modo, prova per lei.

Da una gravidanza serena che si ribalta nell’incubo di una patologia senza speranze di guarigione o di miglioramenti, Arianna vive nelle storie di Anna, Davide, Alice e Daniele, sconcertanti per la loro lucidità, tenerezza, crudezza, forza. Una forza che si sprigiona anche nella scrittura e che cattura il lettore, coinvolgendolo sin dall’inizio in una situazione ricca di umanità e dignità.

Riflessioni profonde, emozioni forti e drammatiche, situazioni comiche e grottesche, sentimenti sinceri e naturali raccontati senza la censura del “politicamente corretto”, in un ritmo incalzante che tiene incollati alla pagina. E che ci fa interrogare, inevitabilmente, sulla vita.

Anna Visciani, mamma e moglie, vive con la sua famiglia a Milano. Questo è il suo primo libro.

Recensione

Un lettore, quando sceglie un libro, lo fa per evadere o per entrare in altri mondi… Se Arianna non è esattamente un libro da svago ma purtroppo è ben al di sotto delle mie aspettative.

Ho iniziato a leggere Se Arianna perché lo annusavo da tempo e perché volevo leggere di una storia che mi sconvolgesse, molto diversa dalle mie solite letture e che avesse del vero. Avevo bisogno di una storia forte, che mi emozionasse e mi ferisse.

Si, avete letto bene. Pensavo avrei letto una storia struggente, triste e che mi avrebbe provocato dolore fisico invece ho trovato un resoconto al limite del tragicomico. La storia è raccontata dai punti di vista di Anna, Alice, Daniele e Davide ovvero i componenti della famiglia di Arianna.

Arianna invece è la grande assente, per ovvi motivi. Cerebrolesa grave, tutta la vita gravita intorno a lei e i suoi bisogni compresa l’intera famiglia.

Anna, madre, ci racconta della sua gravidanza fino a quando le devono fare un cesareo d’urgenza. L’emorragia cerebrale e la conseguente disabilità, senza mezzi termini. Non ha parole di conforto, non cerca di addolcire la pillola.

Alice, la sorella di Arianna, nei primi capitoli sembra insofferente per poi mostrare la sua maturità nei capitoli finali. Al contrario di Daniele, il fratello, che resta infantile e insofferente. Questa differenza di punti di vista ci viene spiegato nell’epilogo.

Davide, pare, ci racconta invece delle difficoltà fisiche che hanno nella cura di Arianna. La sedia a rotelle speciale, gli spasmi muscolari, la rigidità, le operazioni a cui viene sottoposta. Pur continuando la sua professione di medico non può fare niente per aiutare sua figlia.

Spesso quello che cerchiamo non coincide con quello che troviamo. Speravo di trovare una componente più umana invece ho trovato tutto impersonale. Dov’è l’empatia? Dov’è il dolore della disabilità?

Non posso immaginare cosa voglia dire gestire il prima, il durante e il dopo con una bambina come Arianna. In realtà adesso sarà una donna adulta incastrata per sempre in un corpo da bambina e non posso pensare come debba essere la vita di questa famiglia. Il punto è che più che dire che è una vitaccia fatta di sacrifici, che non cambierebbero mai, non dicono. E capisco anche la paura dei genitori nel caso dovessero mancare prima di Arianna così come capisco quanto possa essere da considerare contro natura che i genitori sopravvivano ai figli.

Ma onestamente, la chiameremmo vita la condizione di Arianna? Non essere genitore mi permette di essere ingenua e insensibile, non potrò mai capire davvero cosa voglia dire per un genitore entrare in ospedale sapendo che la gravidanza fino ad allora è andata benissimo e non sapere cosa invece sia andato storto.

Dare la colpa ai medici, alle infermiere è la reazione spontanea suppongo. Purtroppo a me non ha trasmesso niente se non una grossa delusione. Immaginare la posizione di quando deve ruttare (sì, dicono esattamente così) non era esattamente quello che mi aspettavo da questo libro.