[RECENSIONE] La memoria che resta. Absence #3

La memoria che restaLa memoria che resta. Absence #3

Faith Meyers è diventata invisibile. Un’organizzazione sconosciuta le ha somministrato un siero che l’ha fatta scomparire agli occhi del mondo e dalla memoria dei suoi cari. Insieme a Jared, Scott e Christabel, vittime come lei della stessa sorte, la ragazza è stata coinvolta in un esperimento di cui non conosce le regole né lo scopo.

Unici indizi: i biglietti di uno sconosciuto vestito di nero, il solo in grado di vederli, che conduce Faith e i suoi compagni, con altri due gruppi di ragazzi, ai quattro angoli del pianeta, alla ricerca dell’antidoto che permetterà ai migliori di loro di tornare visibili.

Nel volume conclusivo della trilogia, tutti i tasselli andranno finalmente a posto componendo il disegno crudele di un uomo ossessionato dal proprio passato e divorato dal desiderio di vendetta. Tornare visibili è davvero essenziale per realizzare se stessi? Fino a che punto il giudizio degli altri determina la nostra esistenza?

La memoria che resta è l’ultimo capitolo di un percorso di crescita personale, che dallo smarrimento dell’infanzia, dalla rabbia dell’adolescenza, approda finalmente alla consapevolezza dell’età adulta. Un finale inaspettato dove l’obiettivo non è più tornare ciò che si era, ma accettare ciò che si è diventati.

RECENSIONE

Dovrei essere felice per aver concluso l’ennesima serie ma siamo onesti… con La memoria che resta termino una serie che invece avrei letto all’infinito. Vi sto parlando dell’ultimo capitolo della trilogia Absence, scritta dalla magica penna di Chiara Panzuti.

70° 28’ 26’’ N 68° 35’ 10’’ W

Quando trovi una serie che ti coinvolge, che ti ammalia, che ti fa sognare e piangere e sospirare arrivare alla fine è sempre triste. E La memoria che resta non solo fa tutto quello detto sopra ma ti lascia un vuoto, là, in mezzo al petto che sarà difficile da riempire.

Noi ci siamo conosciuti proprio quando la nostra identità è venuta meno, e ci siamo ricostruiti l’uno sul corpo dell’altra per venirne fuori. Non possiamo pretendere di baciarci, fare l’amore, tenerci per mano, se entrambi siamo totalmente persi. Non possiamo pretendere di amarci sena sapere prima chi siamo, cosa ci definisce, quali valori ci muovono, indipendentemente da chi ci vede e chi no.

Riassumo la storia. Tre gruppi di ragazzi si trovano da un momento all’altro invisibili e dimenticati dai parenti prossimi. Divisi in squadra abbiamo gli Alpha, addestrati e preparati a tutto, i Beta a cui son stati promessi soldi a profusione e i Gamma, a cui invece il meccanismo del gioco è del tutto sconosciuto.

Faith, Jared, Scott (oh Scott) e Christabel (oh Christabel) si trovano loro malgrado a collaborare per tornare visibili affrontando paure e prove per arrivare all’ultima tappa di un viaggio che dovrebbe far tornare tutto alla normalità.

Ma indovinate? Ovviamente niente va come previsto. Il rapimento di Faith ha fatto sì che la sua squadra non si fidasse più di lei e riconquistare la loro fiducia non sembra possibile. E in questo terzo romanzo conosciamo meglio un’altra squadra: gli Alpha.

È nei momenti di confine che ci si trova a dirsi le cose più importanti; e a volte non occorrono neanche parole, basta uno sguardo. C’è chi pensa che in quei momenti, dove la morte è così vicina e la vita tanto lontana, l’avvicinamento sia solo dettato dalla paura. Io quel giorno ero convinta del contrario, del fatto che nulla fosse più vero delle persone che stavo guardando, e di quello che volevamo dirci.

La scrittura di Chiara è fantastica, non ha niente da invidiare ad autrici più navigate. Piangerete tanto e riderete altrettante volte. Vi innamorerete prima di Scott (sarà sempre il mio primo amore) e poi di Ephraim, vi affezionerete a quella scontrosa di Abigail ma non dimenticherete mai la spaurita Christabel.

Con la mano nella sua, capii che si può amare, perdere e perdonare in tanti modi, e che l’essersi incontrati, a volte, è più importante del rimanere insieme.