[ANTEPRIMA-RECENSIONE] Una serie di foglie rosse. I casi dell’avvocato Berni #1

Una sera di foglie rosse. I casi dell’avvocato Berni #1

Dischi in vinile, occhiali scuri e cattive abitudini: arriva Leo Berni con la sua prima indagine

Leo Berni è un avvocato dalle abitudini poco salutari e un rapporto precario con la legge. Vive a Siena e difende d’ufficio furfanti e spacciatori. Un giorno si rivolge a lui una vecchia conoscenza, Saverio. Berni lo detesta, ma decide di aiutarlo nel complicato caso della scomparsa della moglie, mosso da un unico motivo: Gabri un tempo era la sua ragazza. Prima di svanire nel nulla, la donna stava allestendo una mostra delle opere di Duccio di Portaluce, il pittore che ritraeva il diavolo.

Affiancato da Claudia Perrone, una cronista appena arrivata nella Città del Palio, e dagli amici storici che vivono tra giochi di ruolo e serate alcoliche, Leo avvia la sua indagine nel corso della quale si troverà a fare i conti con il proprio passato e un visionario viaggio a puntate, causato dalla strana marijuana ricevuta da un suo cliente.

Accompagnato dal sottofondo onirico della musica dei Pink Floyd e dall'esilarante umorismo toscano, Leo Berni è l'irresistibile protagonista della nuova serie di Riccardo Bruni.

RECENSIONE

Quando ti imbatti nel nuovo romanzo di un autore che stimi moltissimo le aspettative sono sempre altissime. Ed è sempre un peccato quando le aspettative si rivelano in realtà troppo alte. Con il primo caso dell’avvocato Berni è successo proprio questo.

Il giallo della scomparsa di Gabriella è un mistero che Leo Berni, avvocato non proprio ligio alle regole, vuole portare alla luce. Gabri è la sua ex ragazza, quella che probabilmente gli ha fatto battere il cuore per la prima volta, quella che nessuno dimentica.

Il punto è che quest’uomo è irritante. Dall’inizio alla fine. Non solo è un uomo mediocre ma è un codardo, uno procrastinatore seriale. Le scuse che è disposto ad accampare pur di non dover chiamare la figlia, ascoltare il suo assistito o fare l’avvocato, sono infinite.

“Ti chiamo io” è una frase che dovrebbe essere proibita per legge. Ogni volta che qualcuno la dice, dovrebbe spuntare un vigile e fargli la multa. Perché è chiaro che dopo aver pronunciato quelle tre parole, nemmeno fossero una formula magica, nessuno chiamerà più nessuno.

Ma non solo. Perché se l’avvocato si limitasse a questo potrebbe pure andarmi giù. E invece no. Perché Berni è pure un drogato che si fa pagare dai suoi clienti con erba e vinili. Quindi capite il mio sconcerto di fronte ad un protagonista così… insulso?

Certo, la prosa di Riccardo ti convince a terminare il romanzo ma alla fine non ti resta niente. Scoprire che fine ha fatto la donna passa in secondo piano così come la sua mostra, il marito e i colpevoli di tutto.

Mi spiace davvero molto che questo cambio di rotta non mi abbia conquistata e sarà davvero dura proseguire la serie dedicata all’avvocato Berni di cui Una sera di foglie rosse fa da apripista.

Copia staffetta da parte di Amazon Publishing che ringrazio