La piccola farmacia letterariaLa Piccola Farmacia Letteraria

A volte il treno dei sogni passa prima che tu riesca a raggiungere la stazione. Allora hai due possibilità: guardarlo andare via per sempre, oppure percorrere quel binario a piedi e continuare a rincorrere i tuoi desideri.

E così decide di fare Blu Rocchini – sì, proprio Blu, come il colore -, che vive a Firenze insieme ad altre tre ragazze, tutte più o meno trentenni, tutte più o meno alle prese con una vita sentimentale complicata. Blu ha un sogno: lavorare nel mondo dei libri. Ci ha provato con una breve esperienza in una casa editrice specializzata e, ancora, in una grossa catena di librerie.

Poi la decisione: aprire una libreria tutta sua. Ma la vita è difficile per una piccola libreria indipendente... finché Blu ha un’intuizione: trasformare i libri in “farmaci”, con tanto di indicazioni terapeutiche e posologia, per curare l’anima delle persone. Nasce così La Piccola Farmacia Letteraria, che si rivela subito un grandissimo successo.

Peccato che ora Blu abbia altro per la testa: come fare a ritrovare il meraviglioso ragazzo che sembra uscito dalle pagine del Grande Gatsby e con cui ha trascorso una serata indimenticabile, ma al quale non ha chiesto il numero di telefono?

In una divertentissima commedia dal finale sorprendente, Blu scoprirà che i sogni, a volte, sono molto più vicini di quanto si possa immaginare. Basta saperli riconoscere.

Recensione

Volete leggere un libro divertente? Eccovi serviti La piccola farmacia letteraria, un nome che è tutto un programma. Prima di tutto sappiate che il titolo non è solo un titolo di un libro ma è anche il nome della libreria da cui ha preso il titolo il libro.

Sì, perché tra le vie di Firenze potrete davvero imbattervi in questa piccola farmacia alternativa, che somministra libri invece di medicinali ma che garantisce di lenire i vostri sintomi.

La storia è quella della protagonista, Blu Rocchini, e di come ha tirato fuori la sua libreria dal collasso imminente. Certo, non poteva fare tutto da sola. Al suo fianco quattro “ragazze”, un barman dal nome composto e una buona dose di presenze al limite dell’assurdo.

Come Gatsby, che le ha regalato una serata da favola ma che sembra svanito nel nulla. O come l’agente immobiliare di nero vestito che forse non era un vero agente immobiliare. E la ritrattista del più noto secret bar di Firenze?

Ma poi vogliamo davvero parlare dell’idea geniale di utilizzare i libri come veri e propri rimedi contro la tristezza o la depressione? Guardate se mi trovate anche qualcosa per le crisi di panico, ben venga. È assurdo non credere che i libri possano essere un antidoto a tanti di quegli stati d’animo che non potete nemmeno immaginare.

Avevo avuto il mio primo attacco di panico. Chi non lo ha mai provato non può capire la sensazione di paura, vuoto, smarrimento che si prova in quei momenti. L’unica cosa che il cervello riesce a formulare è: "Oddio, sto morendo, oddio, a ’sto giro muoio per davvero".

Il dopo è stato traumatico forse più dell’episodio in sé: non riuscivo più ad andare a scuola, non potevo stare a casa da sola, mi trascinavo da una stanza a un’altra cercando di capire da che parte riprendere le fila di quello che stavo facendo e andare avanti. Riesci a vedere e toccare abissi della tua anima che speravi sinceramente di non conoscere, sperimenti sensazioni talmente terribili che a volte, appunto, preferiresti di gran lunga essere già morta.

La piccola farmacia letteraria è un romanzo pieno di ironia, situazioni improbabili e fraintendimenti a bizzeffe. Eppure ho trovato uno stile che mi ha ricordato tantissimo quello di Alice Basso e la sua Vani Sarca. Il finale in sospeso è l’unico neo di tutto il romanzo, se proprio devo trovare un difetto.