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[RECENSIONE] La fragilità degli angeli. Cronache da Gotham #3

La fragilità degli angeli

La fragilità degli angeli. Cronache da Gotham #3

Sono giorni di angoscia per Firenze dopo la misteriosa scomparsa di un bambino di quattro anni che stava giocando nel giardino della sua casa in collina: di lui rimane solo la piccola bicicletta grigia, appoggiata a un albero. Mano a mano che passano i giorni, le speranze di ritrovare Stefano in vita si affievoliscono, e in città si torna a respirare lo stesso terrore dei tempi del "Mostro", il famigerato serial killer che uccideva e mutilava le coppiette appartate in campagna. Per il giornalista di cronaca giudiziaria Carlo Alberto Marchi e il suo collega della "nera", l'Artista, sono ore di ansia e lavoro frenetico fra la redazione, i luoghi del delitto e un Palazzo di Giustizia sempre più cupo, proprio come il suo soprannome: Gotham.

Un'inchiesta serrata che non dà tregua agli inquirenti, la tenace pm Simonetta Vignali, grande amica di Marchi, e il capo della Mobile Settesanti, segnato da un passato violento che non gli concede sconti. A dare una svolta alle indagini sarà l'inaspettata confessione di uno studente di psicologia: è stato lui a uccidere Stefano, per poi abbandonarne il corpo sulle rive dell'Arno. Sta dicendo la verità? O si tratta solo di un mitomane? E mentre le sponde del fiume vengono battute a tappeto, un altro colpo di scena riaccende la paura. In una celebre basilica sulle oscure colline di Firenze viene ritrovata una lettera anonima che annuncia nuovi orrori: Stefano è stato il primo, ma non sarà l'ultimo... Poi, il caos si trasforma in silenzio, finché un'intuizione ribalta tutto, anche le storie personali, anche quella di Carlo Alberto Marchi, che si ritrova davanti a qualcosa che mai aveva visto prima.

Sullo sfondo di un malinconico autunno fiorentino, Gigi Paoli ci regala il suo libro più toccante e intenso.

RECENSIONE

Non è semplice stupirmi, soprattutto con un terzo romanzo di una stessa serie. Eppure Gigi Paoli, con La fragilità degli angeli ha fatto questo e ben altro. La storia, raccontata principalmente da Carlo Alberto Marchi è intensa. La scomparsa di un bambino che diventa poi la ricerca di un bambino morto.

Ma cosa ci disturba in questo romanzo? Il fatto che la prima vittima sia una bambino di soli quattro anni? Sicuramente. Ma non è solo questo. Gigi Paoli ha raggiunto secondo me, con questo romanzo, un livello di scrittura che non aveva ancora raggiunto nei precedenti. La fragilità degli angeli è frutto di un esperienza fatta con i precedenti romanzi ma che si è evoluta. Ha raggiunto la perfezione.

Ma torniamo al romanzo, IL romanzo. La fragilità degli angeli è solo il terzo (ce ne saranno altri, vero?) di una serie il cui protagonista è appunto Carlo. Ad ogni capitolo la tensione e la maestria dell’autore si alzano di una tacca rispetto al precedente. Fare il confronto è inevitabile ma è qui, oggi, che Gigi Paoli ci regala davvero un romanzo ben scritto.

Carlo Alberto Marchi è un padre single, sempre troppo preso dal lavoro per pensare di avere una vita sociale. Gli agganci che ha in Procura gli danno la pagnotta ma non si aspetta certo di essere coinvolto in prima persona dagli eventi. È uno dei pochi personaggi del panorama italiano che non mi annoia mai. Potrei leggere di lui per giornate intere e trovarlo sempre interessante.

Una menzione speciale va a Donata, che sa già come incastrare il padre anche per le piccole cose.

Dovevo ricordarmi di fare il test del DNA: mica ero sicuro che quell'affare fosse mia figlia.

La storia è inquietante ma non tanto da dover smettere di leggere per tirare il fiato, al contrario non vedi l’ora di scoprire il colpevole. Ad un certo punto tutti i tasselli vanno al loro posto e la soluzione all'enigma è sconcertante. Fondamentale la collaborazione tra Carlo, Simonetta Vignali e Luca Settesanti che portano avanti l’indagine in modo magistrale.

Se Gigi ha dovuto forzare delle parti per far funzionare la storia, io non l’ho notato. Anzi mi è sembrato tutto così semplice e lineare che persino io che non sono pratica dell’ambiente ho più o meno capito le procedure.

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